Deerhunter

Fading Frontier

2015 (4AD) | indie-rock, indie-pop

“Fading Frontier” arriva a soli due anni di distanza da “Monomania”, pasticciato e discusso album che vide la band di Bradford Cox e Lockett Pundt addentrarsi nei territori del garage-rock.
Una band con cantanti così introversi e strumentisti così delicati non era però evidentemente a suo agio in quella veste, non stupisce quindi la netta marcia indietro di questa nuova fatica in studio, che mira ai territori rassicuranti di album ormai classici “Halcyon Digest” e “Microcastle”. E non è un caso che, di quei titoli, “Fading Frontier” accentui gli aspetti più gentili.
In parole povere, dopo una delle loro prove più chiassose, i Deerhunter hanno partorito quella più rilassata, come in una sorta di rigetto melodico.

L’incanto jangle-pop di “All The Same” si piazza nei territori di “Agoraphobia” (il singolo di lancio di “Microcastle”), di cui riprende la strofa sognante, e “Never Stops” (inno psichedelico sempre da “Microcastle”), di cui riprende il ritornello, distorto ma con garbo.
“Snakeskin” è un singolo brillante, un funk contaminato che fa venire voglia di sentire la band più spesso alle prove con chitarre sincopate e ritmi incalzanti. Considerando lo stacchetto strumentale che la introduce, potrebbe essere considerata la “Sex Machine” dei Deerhunter.

Se Cox domina come al solito, Pundt conferma la sua attitudine “poche-ma-buone”, con la splendida “Ad Astra”, lenta marcia evocativa con batteria echeggiante, coltri di tastiere e melodia incantata che proviene da lontano, attraversando spazi e intercettazioni radiofoniche. Nel finale spunta il traditional “I Wish I Was A Mole In The Ground”, nella versione di Bascom Lamar Lunsford risalente al 1928. Si spegne in un groviglio di interferenze, lasciando chiaro e tondo come poche band, al massimo della forma, possano al giorno d’oggi competere con i Deerhunter nella manipolazione dei ricordi e delle emozioni che il passare del tempo incrosta sulla musica. Sono canzoni di questo stampo che cristallizzano la band fra le più esperte nell’esposizione musicale di un sentimento come la nostalgia.

Il resto del materiale non è forse così brillante, ma l’elettronica rilassante della pur ritmata “Duplex Planet”, nonché l’introduzione con basso dub di “Breaker” mostrano un progetto ancora in salute e lasciano speranzosi per il futuro prossimo.

(08/11/2015)

  • Tracklist
  1. All The Same
  2. Living My Life
  3. Breaker
  4. Duplex Planet
  5. Take Care
  6. Leather And Wood
  7. Snakeskin
  8. Ad Astra
  9. Carrion


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