Denzel + Huhn

Brom

2015 (Oktaf) | ambient-dub, post-kraut

La Oktaf di Marsen Jules, nata originariamente come base operativa per le pubblicazioni dell'artista tedesco, ha da qualche tempo espanso i suoi orizzonti trasformandosi in autentico polo di lancio per pochi selezionati giovani talenti. Qualche tempo fa era toccato all'“eterna promessa” Joerg Schuster aka Lufth, con un lavoro che era riuscito quantomeno a confermarne l'innata abilità tecnica nel destreggiarsi fra laptop e synth. Lo stesso Juhls aveva dichiarato più avanti di voler comunque mantenere ben ristretto il circolo attorno al catalogo Oktaf, riservandolo solo a produzioni reputate particolarmente meritevoli e provenienti dall'underground tedesco.

Stavolta è invece il turno del duo formato da Bertram Denzel e Erik Huhn, non propriamente due emergenti, nonostante soli due album pubblicati per la City Centre Office di Thaddeus Herrmann e Shlom Sviri (Mr. Bookmat e Modern Love fra le altre cose) in una decade e mezza. La loro è una proposta che integra le tradizionali sonorità dell'elettronica atmosferica tedesca con quel gergo ambient-dub che sia Loscil che l'ultimo Pan American hanno sviluppato su strade parallele. Lavorando abilmente come due architetti, Denzel e Huhn partoriscono una raccolta di istantanee sonore in cui loop e melodie dialogano appoggiandosi le une agli altri, completandosi a vicenda con rumori, schegge concrete e sample.

Il tutto senza mai rinunciare a un eclettismo e a una massiccia dose di nonsense che, oltre a inquadrarli potenzialmente alla perfezione sul catalogo Spezialmaterial, tende talvolta a sacrificare lo spirito complessivo del lavoro. Quest'ultimo è garantito da passaggi d'alta classe come l'ouverture lussureggiante di “Wilhelmshöhe”, il mantra ipnotico a suon di loop di “Nachtrol”, il carillon tutto Cluster di “Repal Forte” e il viaggio tra terreno e onirico di “Rodaigh”, tutti frammenti di altissima qualità che rivelano una maturità e una consapevolezza melodica tutto fuorché comuni. Non sono da meno anche l'immersione fumosa di “Lithium Lite” e il finale contemplativo di “Schlagton”.

In aggiunta a queste gemme vi sono però una grande quantità di passaggi più vicini al divertissement che alla ricerca autentica. Fra di essi, le vibrazioni retrò di “Derivat” e “Asid Trei”, la danza analogica di “Saturatorium” e le disarmonie assortite di “Pseudo Lull” riescono nell'intento di alleggerire l'ascolto toccando occasionalmente sonorità care ai To Rococo Rot (la presenza di Ronald Lippok in molti brani non è casuale). Dall'altra parte, però, l'accenno weird di “Raoul Von Korn”, l'impasse ritmica di “Gogol” e la piatta downtempo di “Demuth Johnson” si rivelano autentici pesci fuor d'acqua, andando a intaccare, seppur in maniera marginale, l'equilibrio della tracklist.

L'imperfezione, caratteristica-chiave anche degli episodi migliori, concede comunque un ascolto valido e di livello, in cui nostalgia e contemporaneità interagiscono senza mai infastidirsi.

(16/10/2015)

  • Tracklist
  1. Wilhelmshöhe
  2. Deriwat
  3. Asid Trei
  4. Nachtrol
  5. Pseudo Lull
  6. Raoul von Korn
  7. Hitzriki
  8. Repal Forte
  9. Rodaigh
  10. Saturatorium
  11. Gogol
  12. Lithium Lite
  13. Demuth Johnson
  14. Schlagton
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