Django Django

Born Under Saturn

2015 (Because Music) | electro-pop-folk

Riprendersi da una sbornia di consensi da album d'esordio non è mai facile. I postumi della sovraesposizione mediatica portano dritti dritti a un bel carico di aspettative da parte degli addetti ai lavori, e quasi sempre la freschezza garantita dall'anonimato diventa un ricordo.
I Django Django probabilmente non avrebbero scommesso molto all’inizio sulla loro capacità di catturare l'attenzione della critica e del pubblico, soprattutto uno così eterogeneo, pronto da subito ad amare il mix di vocalità sixties, atmosfere psych/folk, chitarre surf e tastiere elettroniche (formula rivelatasi vincente anche per l'interesse di fan meno giovani, notoriamente più inclini ad acquistare musica).

Nulla vieta di pensare che, seppur inconsciamente, la scelta del nuovo titolo “Born Under Saturn” possa essere stata influenzata dal confrontarsi con il poco agevole compito di restare all’altezza di un tale risultato (nascere sotto l'egida di Saturno significa avere la vita scandita da ostacoli e una certa malinconia di fondo). Ma in ogni caso, quando si sanno scrivere canzoni, c’è sempre luce in fondo al tunnel.
La disinvoltura con la quale i quattro mescolano madchester sound tardi anni 80 e stratificazioni vocali à-la Beach Boys nella opening track “Giant” in effetti farebbe pensare che la strada non è stata smarrita. Le chitarre a base di tremolo in “Shake And Tremble”, il campionario sixties in “Found You”, le  derive synth-pop di “Reflections” (con tanto di assolo di sax) sarebbero di per sé ancora genuini ingredienti in un frullatore temporale che non teme gli accostamenti (bastano le strofe di “Shot Down” e di “High Moon” a far tornare alla mente persino Simon & Garfunkel).

Quello che però sembra emergere nell'insieme è che i Django Django abbiano virato verso un'attitudine compositiva incentrata in gran parte sulle trame vocali.
Laddove nel fortunato debutto l'aspetto musicale e quello legato al canto erano entrambi attori al servizio di una perfetta unità d'intenti, in “Born Under Saturn” gli strumenti sono spesso il puro corollario di qualcosa che è stato costruito appositamente per le voci.
Quasi due terzi del disco vanno in questa direzione, che è anche quella dei sicuri lidi della orecchiabilità, e fa il paio con la mancanza di momenti piacevolmente giocosi (in passato rappresentati da “Default” e “Zumm Zumm”) nel conteggio delle principali differenze tra i due lavori.

Una menzione speciale va alla conclusiva “Life We Know”, gemma obliqua a metà tra Syd Barrett e Oasis, e giusto epilogo di un disco che è meno interessante del precedente per via di scelte a rischio zero, ma che trattiene la luce pop che i Django Django hanno saputo accendere nel 2012.
In attesa di nuovi ostacoli, con buona pace di Saturno.

(30/06/2015)



  • Tracklist
1. Giant
2. Shake And Tremble
3. Found You
4. First Light
5. Pause Repeat
6. Reflections
7. Vibrations
8. Shot Down
9. High Moon
10. Beginning To Fade
11. 4000 Years
12. Breaking The Glass
13. Life We Know
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