DJ Cam

Miami Vice: Music From The Motion Picture

2015 (Inflamable) | abstract hip hop, grime, rap-step

DJ Cam è uno di quei personaggi che appaiono e scompaiono. In alcuni periodi li trovi ovunque, in altri sembra che tutti si siano dimenticati di loro. Può capitargli per circostanze volute o casuali di tornare di colpo sulla breccia e sulla bocca di molti, magari senza che quei molti sappiano nemmeno il minimo sindacale sul loro passato. Va anche detto che in quella rivoluzione (quasi) tutta europea che permise all'hip-hop negli anni Novanta di diventare qualcos'altro da sé stesso, affermandosi di conseguenza come gergo adattabile e rielaborabile, il parigino è sempre stato il più tradizionalista, il più artigiano e il meno inventivo. Se oggi in pochi ricordano il nome di Dj Shadow, sarebbe impensabile trovarlo ancora sulle copertine delle riviste e delle webzine specializzate.

Di sicuro, però, di questa sua ultima operazione che lo vede rientrare nei ranghi discografici dopo circa cinque anni di assenza (ultimo bollettino di inediti il confuso “Seven”, datato 2011) si è sentito dire davvero ben poco. E sì che non si tratta di un disco a cui manchino gli spunti per incuriosire: da un lato il concept – si tratta di un tentativo a posteriori di elaborare una colonna sonora per la celebre serie televisiva con protagonisti Crocket e Tubbs, con tanto di “themes” e situazioni che danno i titoli ai brani – dall'altro il parziale rinnegamento di un'intera carriera dedita alla ricerca di strade altre rispetto all'hip-hop tradizionale. Già, perché in questo “Miami Vice” DJ Cam sembra voler mescolare tradizione nineties e nuove frontiere in gran parte made in UK alla voce bass music.

Quel che ne esce è un polpettone piuttosto discontinuo, un viaggio che paradossalmente nemmeno sfiora Miami, facendo tappa in alcune delle esperienze chiave dell'hip-hop e in altrettante sue applicazioni extra-literam. Si va così dalla Los Angeles dei tardi Novanta (“Music To Drive” in scia al primissimo Snoop Dogg) alla Houston del medesimo periodo (“In The Air” potrebbe tranquillamente essere stata scippata silenziosamente da uno dei tanti mixtape di Dj Screw), passando però per la Londra del decennio scorso (“Street Life” potrebbero averla firmata Taso & Djunya e ha pure il campionamento in 8-bit per farla stare a cavallo tra grime e chiptune) e per la Chicago del footwork (“Move That Dope”, leggi Traxman e “Welcome To Little Haiti”, con dedica ipotetica a Dj Rashad) e del juke (“Inside The Strip Club”, DJ Earl è dietro l'angolo).

Il fatto è che se già risulta difficile trovare mezzo legame fra un brano e l'altro, ancor più ardua si fa l'impresa nel voler contestualizzare questi esperimenti post (e pre!)-contemporanei con la manciata di strumentali jazzati riscaldati al micro-onde dalle riserve peggio conservate di “Substances” (anno 1996).
Oltre alla qualità complessiva manca insomma una direzione precisa, qualcosa che si potrebbe perdonare a una (fittizia e fantasiosa) soundtrack, non fosse che di Miami Vice e del suo clima qui dentro non ci sia davvero nulla. Pare semmai più il tentativo (piuttosto velleitario) di un veterano dell'hip-hop meno hip-hop di confrontarsi con le strade lasciate da parte nel passato e, contemporaneamente, con il presente (ormai passato recente).

(17/07/2015)

  • Tracklist
  1. Crockett's Theme
  2. In The Air Tonight
  3. Music To Drive By
  4. Move That Dope
  5. Love Theme
  6. Thubbs Theme
  7. The Chase
  8. inside The Strip Club
  9. Street Life
  10. A Dangerous Method
  11. End Title
  12. Welcome To Little Haiti
  13. Weather Underground
  14. On Ocean Drive


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