Ducktails

St. Catherine

2015 (Domino) | psych-pop, jangle-pop, bedroom-pop

Questo luglio è stato piuttosto piatto come uscite, tanto che il nuovo disco dei Ducktails, progetto alternativo di Matt Mondanile dei Real Estate, rappresenta certamente uno degli album più attesi dal pubblico indipendente. Tutto ciò racconta anche dell’indipendenza raggiunta, almeno dal punto di vista della popolarità, dalla band, che già aveva saputo smarcarsi dalla densa ombra di “Days” nei riferimenti seventies di “The Flower Lane” (Steely Dan).
Se esista in realtà, artisticamente, un rapporto di simbiosi o parassitismo tra Ducktails e Real Estate è ancora presto da decidere – dall’altra parte, forse unendo “Atlas” e questo “St. Catherine” non sarebbe stato difficile ipotizzare un altro “Days” (con la zuccherosa “Surreal Exposure”, per dire, o il vero tributo della bella title track).

Questo perché il seguito di “The Flower Lane” assomiglia ben più del precedente al capolavoro psych-jangle della band di provenienza, pur mantenendo l’impostazione più rarefatta e levigata, una specie di rivisitazione Motown del più spigoloso “Days”. Julia Holter lascia il segno nei cori ieratici di “Heaven’s Room”, ma Mondanile non lascia mai scadere il tutto in cliché dream – semmai trasporta il suo pop in un reame alternativo, come racconta la copertina un neoclassico slavato, filtrato da un sogno ineffabile in un limbo atemporale.
Se i Ducktails riescano o meno a uscire dallo status di campioni dell’easy listening alternativo (già un bel traguardo, comunque) ed evocare qualcosa di più, dipende infatti da una temporanea sospensione della coscienza, un atto di fede per una musica che stenta a trascinare il corpo (a parte “Into The Sky”, forse). Entrare nel mondo evocato da Ducktails significa certamente lasciarsi qualcosa alle spalle, nel bene e nel male – e ogni tanto è proprio che ciò che si richiede alla musica.

Resta il fatto che, con gli ascolti, il fascino di “St. Catherine” cresce decisamente, al contrario di quanto faceva, probabilmente, “The Flower Lane”, trasformandosi in un sottofondo che trasfigura, invece di appiattire (il groove di “Headbanging In The Mirror”, i begli slanci melodici nell’arrangiamento post-wave di “Medieval”). Qualche battuta d’arresto non manca (i Beatles psichedelici della deboluccia “The Laughing Woman”), ma stiamo parlando comunque di un talento per la scrittura tra i più grandi in circolazione, anche perché in campo indie-pop non c’è, purtroppo, grandissimo movimento. Come in “Days”, davvero pregevoli anche gli strumentali (la psichedelia da cameretta di “Krumme Lanke” e “The Disney Afternoon”).

(22/07/2015)



  • Tracklist
  1. The Disney Afternoon
  2. Headbanging in the Mirror
  3. Into the Sky
  4. Heaven's Room
  5. St. Catherine
  6. The Laughing Woman
  7. Surreal Exposure
  8. Church
  9. Medieval
  10. Krumme Lanke
  11. Reprise


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