Drawing Virtual Gardens

The Osmotic Memory Of J.J. Bhagee

2015 (Flaming Pines) | electroacoustic ambient

La Flaming Pines di Kate Carr è una delle etichette più attive dedite all'arte del paesaggio sonoro. Non una semplice casa discografica, ma un vero e proprio progetto che ha contribuito, negli anni, alla moltiplicazione dei significati che la parola soundscape oggi spesso sottende. Partendo da analisi legate all'esteriorità e all'arte del field recordings come riproposizione del reale, si è giunti col tempo alla ricerca di significati altri, connessioni, corrispondenze che dalla riproposizione del vero esteriore fossero in grado di condurre a paesaggi sonori di altra natura. Non sorprende dunque che sia proprio Flaming Pines a dare alle stampe questo album di David Gutman, italiano da anni ormai di stanza a Bruxelles, già metà dei Tropic Of Coldness e autore di percorsi più strettamente analitici e razionali nel progetto Drawing Virtual Gardens.

Se nel primogenito di qualche mese fa l'idea alla base era quella di fotografare la percezione del tempo nel carattere dell'attesa, qui la prospettiva cambia e diviene decisamente più complessa, e più ardua e meno immediata si rivela di riflesso la sostanza sonora. Quello che Gutman sembra intendere con “memoria osmotica” è una forma di trasmissione del ricordo nel tempo nel suo massimo grado di autonomia. A livello sonoro il tutto si traduce in un susseguirsi di elementi (al tempo stesso componenti e fonti del ricordo) accomunati per lo più dalla spontanea e libera associazione del protagonista indagato, J.J. Bhagee, alter ego misterioso il cui tratteggio psicofisico è lasciato alla fantasia dell'ascoltatore.

È semmai la modalità di sviluppo della sua memoria a interessare, in quella che si configura come un'autentica forma di indagine in suono. La “scientificità” del soundscape è ben resa da “Stealing A Sound Of The Tropic” in riferimento al ricordo di un luogo lontano (ma anche, perché no, all'estetica Tropic Of Coldness), una cui porzione infinitesimale è ricollocata fra altrettanti frammenti strappati alle rispettive circostanze, alla maniera di Jérôme Noetinger.
La densa "Osmotic Memories" e “Corpus Membrane Reverb” descrivono rispettivamente il processo della trasmissione osmotica (voci, rumori, lamenti si susseguono trasfigurati a costituire il ricordo) e la sua resa complessiva, sintesi unitaria dei precedenti elementi costitutivi.

L'esperimento del primo brano è ribaltato nel finale di “A Kind Of Swirl In Amsterdam”, unico episodio nella forma dell'istantanea fotografica, in cui la circostanza torna ad assumere un valore fondamentale. Una maniera di “fotografare” pensata e riassuntiva, quasi opposta allo scatto vorace di “Tapatata”, il cui già vastissimo soundscape (schegge analogiche, flussi (dis)armonici, field recordings di vario genere) si apre anche a una serie di percussioni involontarie, andando a inquadrare la singola membrana mnemonica nell'atto precedente alla trasmissione del ricordo. La difficoltà concettuale è riflessa in un mondo sonoro che è fin faticoso ridurre alla definizione di elettroacustica, i cui stimoli sono, per una volta, diretti alla percezione prima che alla riflessione. A riprova del talento di artista del suono, prima ancora che di sperimentatore, del suo autore.

(27/10/2015)

  • Tracklist
  1. Stealing A Sound Of The Tropic
  2. Osmotic Memories
  3. Corpus Membrane Reverb
  4. Tapatata
  5. A Kind Of Swirl In Amsterdam
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