Eaves

What Green Feels Like

2015 (Heavenly Recordings) | folk-pop, fingerpicking

Crescere in una famiglia di sette persone. Casi di vita vissuta nel centro del Regno Unito, tra Bolton e Leeds. Ventitré anni e nel sangue il metallo di Opeth e Mastodon come nei polmoni la poesia di Joni Mitchell e Neil Young. Joseph Lyons aka Eaves sceglie di esordire con "What Green Feels Like" per Heavenly Recordings, invadendo i confini della libertà che un'etichetta indipendente può ancora permettersi di cucire a maglie larghe. Lo fa dopo un tour europeo da guest a Nick Mulvey e Phil Selway (Radiohead) e con un producer artistico in ascesa: quel Cameron Blackwood che circa un anno fa lanciava George Ezra Barnett.

Gli studi in musica portano Joseph ad assaggiare il pianoforte sin da giovanissimo; la metamorfosi avviene nell'adolescenza - con la chitarra e il prog-rock - ma le note e la sensibilità della composizione classica persistono come parentesi in grassetto in tutto il progetto del singer-songwriter britannico. Le liriche adulte ampliano la portata del lavoro spaziando verso l'analisi intima del verso delle cose, riuscendo simultaneamente a disegnare i tratteggi che definiscono la realtà esterna, concreta, tangibile e fuori da ciò che è anima e spirito.
Così, come in una rivoluzione silenziosa e passatista, Eaves riesce a catturare le energie di nobili antenati (Nick Drake, Jeff Buckley) sublimandole con forza e determinazione in questo primo quarto di nuovo secolo. Eaves è l'estensione fatta strumento, il cantautore che allunga il suo spirito nella realtà, sugli attrezzi da lavoro che imbraccia, percuote, accarezza.

Il disco è vissuto attraverso l'interpretazione pop del fingerpicking più tradizionale e nelle esibizioni soliste al pianoforte, inumidite da parole private e toccanti; del resto i passaggi di certe armonie anni 90, così come alcuni step "basso, chitarra, batteria", riprendono a farsi sentire con ormonale irruenza britannica: "Purge" è l'esempio più puro, in cui il britpop di Travis e dei primi Radiohead si lascia andare a un bacio appassionato con un Jeff Buckley inedito, reincarnatosi completamente in "Dove In Your Mouth".
Impossibile dimenticare gli insegnamenti di Nick Drake, Paul Simon ("Spin") e dello Young d'ensemble ("CSN&Y"), vividissimo contenuto in "As Old As The Grave" che con "Pylons" accorda l'ascoltatore nella tonalità naturale di Joseph Lyons. La dolenza ("Hom-a-Gum"), la malinconia ("Timber") e il raccoglimento ("Alone In My Mind") chiudono con forza i minuti dell'album, con dedica sentita a Richard Mannington Bowes, il commerciante Londinese ucciso negli scontri dell'agosto 2011 durante le "London Riots".

Eaves si rivela una promessa per il pop d'autore, una sensazione benigna da custodire e proteggere e a cui rivolgere la nostra attenzione nel presente e nel futuro.

(03/05/2015)



  • Tracklist
  1. Pylons
  2. Dove In Your Mouth
  3. Spin 
  4. As Old As The Grave
  5. Timber
  6. Hom-A-Gum
  7. Alone In My Mind
  8. Purge 
  9. Creature Carousel


Eaves su OndaRock
Eaves on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.