EEK

Kahraba

2015 (Nashazphone) | electro-chaabi

Fumogeni, rimbombi, saturazione, urla e sudore. Per una volta il contesto non è un reportage bellico su una delle regioni più sensibili del mondo arabo, bensì lo scenario-tipo dei devastanti live di un gruppo noto come EEK, che di questi tempi sta infuocando le notti del Cairo. Tra terremoti percussivi e synth violentissimi, quelli degli EEK si sono trasformati da subito in “happening” in grado di attirare curiosi da ogni angolo d'Egitto con l'unico comun denominatore del rave.
Cerchiamo di decodificare però la storia partendo dalle introduzioni.
È il 2009 e Islam “Chipsy” Said è un dj poco più che ventenne che gira i night-club della capitale mettendo dischi hip-hop alternati ai classici egiziani. Il ragazzo però è tutto meno che un cazzone: la cura delle selezioni e le scelte evidenziano un background insolitamente ricco che, come dichiarerà in quella che è ad oggi l'unica intervista a un media occidentale (Quietus), comprende una lunga formazione di stampo squisitamente arabo-classica.

Galeotto fu ancora una volta un matrimonio, ritrovo “musicale” de facto irrinunciabile in tutto il mondo arabo, dove Islam Chipsy incontra i due percussionisti Islam Ta'ta e Khaled Mando con cui avrebbe dato vita di lì a poco agli EEK. Parallelamente all'attività di dj più tradizionale di Chipsy – che collabora come producer anche con diversi musicisti locali – così i tre cominciano a sperimentare con sessioni interamente improvvisate per sintetizzatoe e percussioni. Quindi, l'esordio in performance pubbliche, nei centri culturali, nei parchi e nelle serate studentesche, e il delirio è subito generale, testimoniato ad oggi solo dalle registrazioni in bassa fedeltà carpite su “Cairo High Cinema Institute”, compilation circolata in sordina sul finire del 2014.

E' proprio nella dimensione live che la musica degli EEK trova il suo habitat: lunghe danze “free” che seguono l'umore del momento, massimalizzando ogni parametro possibile, accelerandolo e distorcendolo senza sosta alcuna, aggrediscono la fisica e la psiche solo per spegnersi senza preavviso, spesso quando l'estasi si è già protratta per venti minuti e più.
“Kahraba” è quindi il primo tentativo di Islam Chipsy di portare l'esperienza EEK in studio, con la possibilità di intervenire ulteriormente sui dettagli di una forma che fino ad ora ha lavorato quasi esclusivamente di pancia.

Le quattro tracce dell'album, ancora una volta interamente improvvisate, non sconvolgono l'estetica del trio, perfezionando tuttavia la qualità acustica in maniera esponenziale – pur trattandosi di musica che, inutile dirlo, non vive necessariamente per l'alta definizione – e portando a casa per la prima volta dei “brani” veri e propri.
“Trinity” è così la quintessenza della formula EEK, nella sua acidissima marcia screziata in cui il Medio Oriente si intravede solo controluce, “Mouled El Gohul” attacca con un passo più familiarmente cha'abi lasciando il focus con il passare dei minuti a squilli, sirene e synth assortiti, “El Bawaba” replica l'espediente in maniera più brillante, con un andamento ancora più nervoso e la componente organica e percussiva in primissimo piano, la title track, infine, riprende il formato impro-suite a velocità doppia alla volta dell'ottundimento sensoriale definitivo.

Lavoro di istinto, nevrosi, confusione, acidi ed estasi e, in quanto tale, fisiologicamente e meravigliosamente imperfetto e incompiuto, “Kahraba” è il manifesto di una delle realtà più calde sulla sponda opposta del Mediterraneo, una forma di vita ancora senza nome ma dagli intenti e dal potenziale già ben chiari. Maneggiare con cautela.

(29/06/2015)

  • Tracklist
  1. Trinity
  2. Mouled El Ghoud
  3. El Bawaba
  4. Kahraba


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