Empress Of

Me

2015 (XL/Terrible) | synth-pop, dream-pop

Lorely Rodriguez aka Empress Of ha origini ispaniche ma è cresciuta a Brooklyn (NY), porta i capelli sciolti e usa poco trucco, canta con voce tenue e sognante da fatina dream-pop ed è autrice e produttrice delle proprie canzoni, ma si reinventa volentieri anche come dj e selecter per far quadrare i conti, ché oggi con la musica non si vive quasi più. Come tanti, Lorely tocca il debutto su etichetta - XL in questo caso, la stessa dell'amico Shamir - dopo aver camminato il sentiero tipico del nuovo decennio, ovvero quello che prevede l'uso dei canali social per promuovere il proprio operato, autoprodotto in cameretta come da regola della geograficamente smagliata generazione-Cubase.
Ecco insomma già tracciato l'immaginario completo dell'hipster anni Dieci; ma dopo l'avvento della chill-wave, dell'hypna e del ritorno dello psych-pop, si può dire che di fuffa electro ne abbiamo sentita a quintali. Cosa rende dunque Empress Of diversa dalla marmaglia che inonda quotidianamente le nostre bacheche? Banalmente: le canzoni (o meglio, alcune di queste).

Registrato a Città Del Messico, "Me" è un album che di sonorità ispaniche ha quasi zero, ma sembra anzi andare diretto al cuore del revival tanto caro a questi anni, quello che riprende il suono di certi sintetizzatori anni 80 di marca China Crisis e li sbava in tiepide atmosfere psichedeliche, ritmi fluttuanti, esili melodie cristalline e coretti in aria Cocteau Twins.
La formula funziona al meglio quando le canzoni presentano qualcosa di diverso; le aggressive atmosfere del singolo "Water Water", che a tratti sfocia in stralci house, e soprattutto i synth assoldati a blocchi di "Kitty Kat", formano dei pezzi che in bocca a Beth Gibbons o Liz Fraser avrebbero già fatto il giro dell'etere. Anche "Threat" si muove su uno sfrigolante tappeto elettronico sicuramente d'impatto, l'altro singolo "How Do You Do It" ammicca sornione tra giostrine e suonini glitch, mentre "Icon" si avvicina alle idee melodiche di Bjork dell'era "Vespertine" e "To Get By" sfocia in sentori Uk-bass e tastierine caraibiche.

Ma con una voce così tenue l'incanto si può incrinare in un battibaleno, quando spigoli e stranezze vengono meno, la formula perde subito di consistenza e l'attenzione scivola via. La produzione è sempre calibrata al dettaglio, ma la voce di Lorely vagheggia sull'eccessiva dolcezza di "Everything Is You" e "Make Up", o sulla ripetitività di "Need Myself". Tutto è carino, ma già ampiamente sentito in varie salse nel corso dell'ultimo lustro almeno, e il songwriting di Lorely perde subito d'impatto emotivo per trasformarsi in piacevole sottofondo.

"Imperatrice di cosa"? Domanda fin troppo impietosa suvvia, una battutaccia servita su un piatto d'argento alla quale è meglio non rispondere. Ma dopo averla seguita attraverso la sua lunga e curiosa evoluzione, quando ancora vendeva i propri Ep attraverso un buffissimo sito ufficiale plasmato sulla piattaforma di annunci Craigslist, o quando si sbrodolava mangiando un cocomero, scoccia dover ammettere che "Me" non balza all'attenzione come avremmo voluto, il suo contenuto tende a farsi inconsistente anche alle orecchie più affiatate.
Ma nonostante tutto Lorely è brava e ha dimostrato che la stoffa non le manca. C'è ancora tempo per rifarsi.

(10/09/2015)



  • Tracklist
  1. Everything Is You
  2. Water Water
  3. Standard
  4. How Do You Do It
  5. To Get By
  6. Kitty Kat
  7. Need Myself
  8. Make Up
  9. Threat
  10. Icon


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