Eric Chenaux

Skullsplitter

2015 (Constellation) | alt-folk, songwriter

Il percorso stilistico di Eric Chenaux assume sempre di più contorni monolitici: una tecnica chitarristica che ha già travalicato il comune senso di obliquità, una voce quasi in falsetto che acquista sempre maggior spessore e duttilità armonica, e infine un canovaccio di canzoni folk e intermezzi sperimentali che incutono timore e disagio.
“Skullsplitter” non rinnega nessuna delle tematiche forti dei precedenti quattro album, ma prosegue nella semplificazione del precedente “Guitar & Voice” con una musicalità ridotta all’osso, tra corde di chitarra denaturate, un canto sempre più in primo piano e l’elettronica a raschiare il fondo.
I pochi elementi ancora in gioco modellano una retorica più coinvolgente, con la melodica che ricompare tra la strumentazione, e un’insolita scrittura quasi da crooner, che rimette in gioco le aspettative degli esordi con un linguaggio leggermente meno ostico ma sempre introspettivo.

Le distorsioni frammentate e le strazianti dissonanze non sono mai state così sensuali e romantiche come in “Have I Lost My Eyes?”, la voce di Chenaux per un attimo scivola nel romanticismo alla Art Garfunkel, ma la vera protagonista di “Skullsplitter” è la nostalgia e la memoria, quelle facoltà alle quali il musicista affida un'estatica e minimalistica trascrizione della sempre eterna “My Romance“ di Rodgers e Hart, che trasloca dal musical all’avantgarde con un’abile prova chitarristica ricca di dettagli e scale armoniche.
Il musicista non ha smesso di disorientare l’ascoltatore con effetti e break sonori: “Poor Time” sbatte in faccia tutte le contraddizioni della sua continua ricerca del contrappunto tra melodia e dissonanza, ma è l’unico episodio autoindulgente. Altrove la sperimentazione si arricchisce di toni più intensi. Le suggestioni di “The Pouget” sono abilmente calibrate dall’elettronica, e la chitarra-cornamusa di Chenaux tratteggia con incredibile forza le atmosfere folk-celtiche di “Le Vieux Favori”, mentre la title track quasi osa scendere a patti con il fantasma di Frank Sinatra per un malinconico e riflessivo jazz-blues dai toni quasi gospel e un refrain (sì, un refrain) memorabile.

Qualcuno adesso mi dirà che le due pagine più romantiche e convincenti erano già parte del repertorio di Chenaux (“Have I Lost My Eyes?” e “Skullsplitter”), ma riconoscerle diventa complesso ora che sono prive di fanfare medievali e di arabeschi di violino e gorgheggi di chitarre elettroacustiche. Ma è proprio in questa desertificazione strumentale la forza del nuovo orizzonte creativo del canadese, che mette insieme le pagine più delicate del suo repertorio passato e presente per rappresentare la ciclicità della natura e delle stagioni, con un album che non è solo un insieme di canzoni e divagazioni strumentali.

C’è molto da gustare nel quinto album di Chenaux: il virtuosismo abile e ricco di armonie di “My Romance”, le cupe atmosfere di “The Henry Favourite”, dove le corde di nylon della chitarra sembrano voler resistere alla voglia di romanticismo, il pizzicar delle corde acustiche di “Summer & Time”, o il fascinoso effetto-banjo della chitarra in “Spring Has Been A Long Time Coming”: un blues old-fashioned di grande impatto emotivo.
Con “Skullsplitter” l’artista canadese ha trovato finalmente una dimensione più ricca e profonda con un viaggio nel passato e nella memoria, che proietta la sua musica in una realtà atemporale e più affascinante: più vulnerabile ed emotivo, Eric Chenaux è pronto a lasciare il dorato mondo dei musicisti cult.

(26/02/2015)



  • Tracklist
  1. Have I Lost My Eyes? 
  2. The Pouget 
  3. Skullsplitter 
  4. My Romance 
  5. Spring Has Been A Long Time Coming 
  6. The Henri Favourite 
  7. Poor Time 
  8. La Vieux Favori 
  9. Summer & Time
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