Erik Friedlander

Illuminations

2015 (SkipStone) | modern classical

Qualche anno fa ho seguito Erik Friedlander su per una montagna, in un piccolo promontorio sulla catena dei Lagorai, in Val di Fiemme. Aveva con sé solamente il suo violoncello, e ha suonato per una cinquantina di volenterosi turisti appositamente convenuti. Non cedo volentieri alla facile metafora che accosta la ricerca artistica a una lunga e faticosa camminata in salita: in quel particolare evento e in tutto il lavoro di Friedlander come solista riconosco, invece, la strenua volontà di “retrocedere” a un suono nudo, a contatto diretto con l'ambiente; una ricerca solitaria nella quale lo strumento è assieme ispirazione e tramite, trait d'union che lega tradizione secolare e innovazione espressiva.

I precedenti che hanno condotto a questo nuovo lavoro sono ben noti: gli sviluppi in casa Tzadik attorno al macro-progetto Masada, guidato dall'infaticabile mentore John Zorn, alimentano tuttora il ramificato panorama del klezmer contemporaneo. Friedlander ha contribuito, in particolare, ad alcuni episodi del monumentale “Book Of Angels”: per due volte in compagnia del formidabile Masada String Trio e come solista nel capitolo “Volac”; quest'ultimo fu il più brillante saggio dell'espressività del suo violoncello, ed è con l'affinamento delle tecniche e degli stilemi ivi adottati che l'artista ha realizzato “Illuminations”, opera commissionata dal Jewish Museum di New York in occasione di una mostra di antichi volumi da una collezione della Oxford University.

Dalle premesse e dall'ascolto stesso risulta evidente che il titolo non fa riferimento a una condizione di estasi spirituale, quanto piuttosto al lume della ragione e della conoscenza che questi scritti del passato vogliono ancora testimoniare. Benché il confronto con le suite di Bach sia ancora oggi inevitabile, Friedlander sceglie forme più libere per i dieci movimenti di questa lunga sonata: si ispira a quelle della danza e della musica vocale del Rinascimento (madrigale, canto, tarantella...), sfruttando il basso continuo delle corde per dare sostegno a intarsi melodici semplicemente perfetti.

Dalle solenni lamentazioni in registro grave (“Seshat”, “Illuminations”) al raffinato puntillismo dei brani in pizzicato (“Hypnotique”, “The Virgin & The Unicorn”), ciascun espediente esecutivo mette in evidenza la straordinaria capacità di Friedlander nel mantenersi al contempo su due linee parallele e inseparabili, senza abbandonare per un istante l'afflato intensamente lirico della composizione, che mai ricade nello sterile virtuosismo. Tra i momenti formalmente più interessanti va citato “Kaddish”, in cui l'artista mette a punto un meccanismo di brevi linee e punti (rispettivamente con arco e dita) che sembrano ricalcare la sinuosità della scrittura araba – quasi un alfabeto Morse ante litteram.

Bastano pochi attimi per abbandonarsi al fascino senza tempo di questo “mondo illuminato da candele e che odora di pelle e pergamena”, dove le corde di Friedlander vibrano e risuonano con una precisione e una limpidezza che rinfrancano l'anima.

(30/04/2015)

  • Tracklist
  1. Invocation - Seshat
  2. Prelude - Scriptorium
  3. Madrigal - Siddur
  4. Chant - Illuminations
  5. Cham - Hypnotique
  6. Tarantella - The Serpent
  7. Fantasia - Zodiac
  8. Chant - Kaddish
  9. Madrigal - The Virgin & The Unicorn
  10. Pavan - Hildegard
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