Eve Risser

Des pas sur la neige

2015 (Clean Feed) | experimental, free improvisation

Uno dei passaggi cruciali che hanno portato all'avvento della musica contemporanea è stato sicuramente quello legato all'identità del pianoforte: l'accorgersi che in uno strumento così imponente e risonante non si può tener conto solamente dei tasti d'avorio, bensì è necessario avviare un esame a tutto campo che sfrutti ogni interstizio dell'enorme cassa nera, che è composta anche di legno e metallo.
Da John Cage in poi l'utilizzo di oggettistica tra le corde e il libero utilizzo delle mani sono divenuti quasi una prassi obbligata, ma forse ci voleva proprio l'immaginazione di una “non-pianista” come Eve Risser per trasformare questo strumento in una fonte inesauribile di suoni insoliti, accostati con coscienza e precisione tali da non credere che si tratti di un intervento solista.

Nelle tre sessioni di “Des pas sur la neige”, registrate nel settembre 2013 in Francia, Risser si avvale di utensili mobili che rendono sempre differente l'interazione con le corde del piano. Nel primo brano c'è la flessibilità temporale delle “Triadic Memories” di Feldman, mentre il secondo parrebbe discendere dai primi lavori per percussione dello stesso Cage, ancor prima della rivelazione che condusse al fondamentale opus “Sonatas And Interludes”. Più d'uno ha giustamente riscontrato l'eco di Horatiu Rădulescu, che con le sue sound icons – sorta di ready-made ottenuti da pianoforti ribaltati – aveva dato forma, tempo addietro, ad affascinanti paesaggi metafisici.

L'ultimo, lunghissimo brano è non soltanto il fulcro della ricerca sonora di Risser, ma anche l'istanza più propriamente descrittiva: un vasto soundscape dove gli input diventano i passi di una lunga camminata sulla neve scricchiolante; un sottile drone ronzante è increspato dagli oggetti che scorrono sulla superficie delle corde e della struttura; campanelle, ventole e stagnole, sfregamenti e sferzate improvvise sfigurano un quadro che subito si ricompone, imperturbabile.
Le note sui tasti, pure e mai dissonanti, sono dapprima leggere e dilatate nel tempo, poi insistenti come la “Strumming Music” di Palestine. Passati i venti minuti l'avanzata si fa gravosa e disperata: le corde basse vengono pizzicate e martellate con ferina violenza, una tensione irreale domina fino all'ultimo in uno scenario che ha del crudele nell'abuso dello strumento, come per un rito sacrificale che deve necessariamente culminare in una “tragedia dell'ascolto”.

In effetti, l'ispirazione fornita dal senso di assenza nei luoghi desertici è abbastanza secondaria rispetto all'interesse suscitato dal processo stesso con cui la ricerca di Risser si dipana nelle tre sessioni – con una maestria degna del decano AMM John Tilbury – contemplando con pazienza l'affascinante “cardiogramma pianistico” che va formandosi un minuto dopo l'altro.

(16/06/2015)

  • Tracklist
  1. Des pas sur la neige
  2. Des pas sur la ville
  3. La neige sur la ville
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