Flavio Giurato

La scomparsa di Majorana

2015 (Entry) | songwriter

Flavio Giurato, ovvero, la quintessenza dell'outsider. Il tennista tuffatore di Mister Fantasy che nel 1982 correva a perdifiato sulla spiaggia, destreggiandosi fra le virtuose percussioni di Ray Cooper e gli spasmi fiatistici di Mel Collins. Altri tempi, che raccontavano di un personaggio a cui non mancava davvero nulla per diventare un nome di punta del nuovo cantautorato, dagli anni 80 a seguire. Già, non mancava nulla fuorché l'inclinazione, visto che, mentre i discografici si fregavano le mani, Flavio con “Marco Polo” (1984) progettava la sua fuga verso un'elite estetica sempre più lontana dalle aspettative di chi confezionava dischi come prodotti da banco, da smerciare per compiacere le moltitudini. Ma era solo l'inizio. Ne seguì un silenzio discografico lungo ventitré anni, appena inframmezzato da qualche esibizione live e da un Ep del 2001 che anticipa (se così si può dire, visti i tempi biblici) alcuni contenuti de “Il manuale del cantautore”(2007). Con quell'album Giurato sembrava restituirsi al pubblico in maniera meno criptica rispetto al suo lontano predecessore, potremmo dire più immediata, affrontando con l'abituale prosa naif argomenti più vicini al comune sentire (il discutibile business del calcio, il ricordo di Pasolini, il caso di Silvia Baraldini). Per arrivare a oggi sono passati altri otto anni e “il fiume carsico che riemerge molte miglia più in là, quando nessuno se lo aspetta più” - come brillantemente lo definisce il suo amico Carlo Massarini - ritorna tra noi, inaspettato e spiazzante, se possibile come non mai.

Lo diciamo subito a beneficio dell'ascoltatore: “La scomparsa di Majorana” è un album alquanto ostico. Sia dal punto di vista musicale, perché tutto si svolge intorno a dei mantra chitarristici dal sapore a volte etnico, altre volte apocalittico, altre ancora intimista, sia dal punto di vista lirico, per via delle sterminate fantasticherie a cui Giurato si consegna senza mediazioni, lasciando all'ascoltatore il compito di collezionarne i frammenti da rimettere pazientemente insieme come le tessere di un puzzle. È la ricerca degli armonici, delle frequenze che si creano senza controllo, così come senza un controllo razionale sono i testi, parossistici, intensi, che scorrono alla ricerca di un bagliore che puntualmente giunge, salvo poi ripiegare scientemente in fondo al vortice che lo ha concepito.

Ed è proprio dopo il sordo vortice di “Los Alamos” che ci ritroviamo dopo un minuto nel mezzo della legione straniera della strumentale “Sidi Bel Abbès”, mirabile arpeggio per chitarra acustica: che sia un indizio per quello che ci verrà raccontato più avanti sul conto di Majorana?
“Italia Italia” conserva alcuni dei richiami visionari di quella che fu “La vita segreta” per Ivano Fossati, solo che qui ci ritroviamo in una prospettiva ben più cupa e rallentata, così come la cruda desolazione di “Tres Nuraghes” restituisce in chiave gotica alcune delle suggestioni di Fabrizio De André, che proprio in Sardegna ha lasciato il cuore.
“I cavalieri del Re” si dibatte tra temi da fiaba medievale e repentine escursioni in incubi odierni, “Gatton Gattoni” è una filastrocca sparigliata ad arte da un surrealismo beffardo, presente anche ne “La banda dei topini” che, dopo un intro prossimo ai Death In June (!), sviluppa una ninna nanna probabilmente scandita durante un dormiveglia.

È poi la volta de “La scomparsa di Majorana”. Una serie di didascalie ricostruisce i giorni successivi alla misteriosa fuga da Napoli del grande fisico italiano, il 25 marzo 1938, che aveva lasciato ad amici e parenti contraddittori e convulsi messaggi di addio. Da questa suggestiva vicenda è stato ispirato il romanzo di Sciascia, dal quale Flavio prende qui a prestito il titolo e per la canzone, e per l'intero album. Fu suicidio, una fuga al servizio del Terzo Reich, il ripiegare nella vita monastica, il vagabondare fino a tarda età fra le terre di Sicilia nel più oscuro anonimato, un esilio in Sudamerica, o cos'altro? “Vicino all'Umbria in un convento è riparato... è giù in Sicilia nel paesino più sperduto, e poi si è perso il fisico sparito... Napoli, Palermo da porto a porto, nella traversata mi faccio morto”, queste alcune delle congetture messe in canto da Giurato, che al contrario lo immagina fra le strade di Roma, nell'atto di ripudiare la sua scienza al servizio della guerra, mentre progetta la fuga nel deserto, arruolandosi nella Legione straniera dove almeno ci si affronta “faccia a faccia”. Il tutto si svolge a mo' di folk-ballad in chiave etnica, una chitarra, la voce, qualche controcanto, non altro.
La pazzia, spesso fra le righe nei contorcimenti lirici dell'autore romano, diviene esplicita con “In caso di cura”: il manicomio, le medicine al gusto di pompelmo, il letto di contenzione, l'elettroshock non sono retaggi di un tempo lontano, ma un'ossessione tangibile, semmai nascosta come la polvere sotto a un tappeto.

Ne “La grande distribuzione”, Giurato ci accompagna dietro le quinte del suo teatro, tutt'altro che fuori dal tempo, elargendo sfottò a forma di caricatura senza fare prigionieri, accarezzando contropelo, con un registro fra il caustico e il divertito, dei personaggi d'ignoranza sin troppo comune, tutti abbracciati nel nome della più impersonale delle omologazioni (“Ci ritroveremo tutti a Berlino, alla porta di Grandesburgo, tutti avremo le nostre Land Rover, tutti avremo i nostri slabrador e uscirà un articolo sul quotidiano La Famiglia, col ciddì allegato...”). Ma lo fa rivendicando per sé la sacrosanta via di fuga, da novello Majorana (“...e io che ho il cuore nella notte, annuso il vento e scopro le mie grandi rotte. Napoli Palermo da porto a porto, sulla passeggiata alle sette e un quarto, non vi darò i miei appunti, vi dirò le mie pretese, Roma dorme ancora, le sue piazze le sue chiese...”), senza rinunciare, come di consueto, a canzonare un po' se stesso (“...ci vorrebbe qualcosa di commovente, di bellissimo...”) , e ovviamente noi, che non sappiamo nemmeno questa volta decidere se a vincere sia il paradosso, o la lucida follia.

(02/04/2015)



  • Tracklist
  1. Los Alamos
  2. Sidi Bel Abbès
  3. Italia Italia
  4. Tres Nuraghes
  5. I cavalieri del Re
  6. Gatton Gattoni
  7. La banda dei topini
  8. La scomparsa di Majorana
  9. In caso di cura
  10. La grande distribuzione
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