Four Tet

Morning/Evening

2015 (Text) | ethno-house

Diciamolo subito, sfondando il muro dell'implicito: nessuno si aspettava chissà cosa dal nuovo lavoro, annunciato più nel silenzio che a sorpresa, di Mr. Kieran Hebden. Gli elementi per parlare di Four Tet come di un progetto artistico in piena parabola discendente, in questi anni, sono fioccati a più non posso. Tra raccolte di B-side, antipasti e dessert di scarto (il buon “Text”, il dignitoso “0181”) da eleggere a prodotti migliori a fronte di portate principali senza capo né coda (“Beautiful Rewind”), remix ruffiani e una carriera parallela di produttore all'insegna della pacchianeria (l'inconsistenza del suo contributo alla presunta europeizzazione di Omar Souleyman parla da sé), quella che l'ex-mago della folktronica stia soffrendo di una cronica perdita d'estro è ben più che una semplice impressione.

Il paradosso è che proprio in un periodo simile il marchio Four Tet è riuscito a travalicare la nicchia e a divenire materia quasi popular, sebbene in un contesto ancor circoscritto ai seguaci dell'hyp(st)e(r). Non bastasse tanto sdoganamento, favorito da un personaggio la cui self-confidence non ha fatto che aumentare con gli anni, a espandere le dimensioni della macchia ci si è messa anche la leggenda che lo voleva titolare della vera identità di Burial – qualcosa che oggi non fatichiamo a credere possa aver dato più di una mano a entrambi a tenersi a galla proprio mentre i rispettivi soundsystem imboccavano la via del declino dopo anni di meritata gloria. Insomma, il pacchetto formato da uscita a sorpresa più format inusuale (due suite di circa 20 minuti l'una!) che contraddistingue questo “Morning/Evening” si presta in tal contesto a una duplice intepretazione.

Da un lato potremmo stare parlando di una parziale rinascita. O meglio, di un ritorno fra le calde braccia materne successivo, per lo meno, a una presa di coscienza post-sbornia. Una rinascita di Kieran Hebden, più che di Four Tet, dunque, a carattere squisitamente embrionale. In tal senso, l'emblema sta nel limbo agrodolce di “Evening Side”, la meno evidente e accattivante delle due odissee: un'immersione spassionata in granuli analogici, attraversati da armonie vocali e da flussi melodici in scale minori. Pochi colori, tavolozza sonora che più scarna non si può, paesaggio da semifondale oceanico con tanto di sirene tutt'attorno. Un po' come prendere “Angel Echoes” e spalmarla verso il nulla, ripulirla di tutto quel che è stato Four Tet. Se si deve ripartire da zero, dopo una sbornia prolungata e illusoria, uno zero serve, e quello zero potrebbe essere qui.

Potrebbe, appunto. Perché poi c'è l'altra metà, ovvero “Morning Side”. Quella che ti accoglie, ti persuade e ti conquista. D'altronde se c'è un talento che Hebden non perderà mai, una dote di cui ogni suo suono da sempre è e tuttora rimane impregnato, quella è la capacità seduttiva. Però qui si va da tutt'altra parte. La parola-chiave non è che quella che sta caratterizzando gran parte delle nuove frontiere dell'attuale fermento elettronico: esotismo. Si va in India, in un mercato di Delhi, fra i fachiri e i venditori di tappeti, una voce svetta, calda, accompagnata da un tappeto house e qualche ghirigoro. È l'Estate, quella che aspettiamo da mesi di goderci in riva al mare mentre siamo ancora qui, in città, soffocati dall'afa. Un luogo comune, che in fondo piace a tutti, ma che tale resta, in perfetta continuità con quel Four Tet che nella metà successiva sembra volersi auto-rinnegare.

La verità è che “Morning/Evening” è la cosa migliore, a livello squisitamente sonoro, che Four Tet abbia partorito da dopo “There Is Love In You”, ovvero laddove la sua magia ha smesso di risultare efficace. Raccoglie la quintessenza dei perché che stanno alla base del suo declino artistico, che sono gli stessi che hanno permesso l'ascesa del suo personaggio e della sua popolarità. Ma anche un'ipotesi, autoreferenziale quanto onesta, di fuoriuscita da quel tunnel, di un possibile cambio di traiettoria. Come andrà a finire è tutto da vedere, per ora resta da godersi un cocktail estivo contraddittorio, interlocutorio, eppure incredibilmente seducente, gradevole, sostanzioso.

(13/07/2015)

  • Tracklist
  1. Morning Side
  2. Evening Side
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