Grasscut

Everyone Was A Bird

2015 (Lo Recordings) | electronica, modern classical

Andrew Phillips è profondamente affascinato dalla narrativa di viaggio e dallo spontaneo disvelarsi di luoghi e paesaggi. Con lo spirito e le parole in prima persona di Sebald, Eliot, Pound e molti altri, il suo progetto Grasscut è interamente dedicato alla contemplazione di spazi aperti, intesi non come fotografie statiche ma organismi vitali soggetti a una trasformazione continua.

Pur ricoprendo i ruoli di cantante, songwriter, produttore e multistrumentista, Phillips non si pone in primo piano e lascia che sia l'orchestrazione densa e stratificata a restituire uno sguardo condiviso sugli ambienti naturali. Nella miglior tradizione modern classical sono gli archi a guidarci lungo questa vibrante pellicola, in costante dialogo e simbiosi con un'elettronica altrettanto “minimalista”, in un connubio analogo alle più luminose partiture di Owen Pallett.
A fianco dei contributi di Phillips al pianoforte, chitarra, basso, synth e basi programmate (sic!) troviamo ospiti quali Seamus Fogarty e John Surman, stella Ecm di vecchia data, oltre alla voci di Elisabeth Nygård e Adrian Crowley.

Le sfumature climatiche e gli stati d'animo non indulgono mai nella pura e semplice malinconia, guardando piuttosto all'insieme come a una condizione transitoria che ci parla in modi sempre diversi. La vera natura del mondo è scura come un “Radar” (l'ispirazione è del poeta George Oppen) e la nostra esperienza non è composta che di “minime pulsazioni di conoscenza situate in una vastità d'ombra”.
I panorami vengono descritti come intrecci di linee di confine e colori, come visti dalla prospettiva di un volatile – da qui il titolo del disco – che non applica sovrastrutture e interpreta solo attraverso l'istinto. Tra sconfinati litorali (“Islander”) e rilievi innevati (“Snowdown”), nuvole trasfigurate e cieli solcati da stormi, la poesia di queste vedute è accentuata da crescendo come quello di “Curlews” o della conclusiva “Red Kite”, del tutto assorta in una melodia dell'estremo Oriente filtrata dal romanticismo europeo.

Il sound di “Everyone Was A Bird” non ha nessun elemento propriamente naturalistico ma, per effetto di un magico paradosso che solo nell'arte può realizzarsi veramente, ci riporta le più vive impressioni attraverso la sensibilità dei testi di Phillips e di un pieno controllo dei mezzi acustici e digitali. Un invito a riguardare gli scenari del nostro pianeta con lo stupore dei primitivi e dei posteri: citando Proust, “un vero viaggio non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi”.

(23/05/2015)

  • Tracklist
  1. Islander
  2. Radar
  3. Curlews
  4. Fallswater
  5. Halflife
  6. Snowdown
  7. The Field
  8. Red Kite
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