Grimes

Art Angels

2015 (4AD) | art-electro-pop

Viene spontaneo a questo punto chiedersi come suonasse, l'album cassato nella sua interezza da Claire Boucher a favore di “Art Angels”, quali fossero i contenuti ritenuti troppo pop (quando non semplicemente improponibili) dalla sua stessa autrice, tali da giustificare una decisione così drastica. La curiosità ha ucciso il gatto, si sa, eppure a questo giro è lecito porsi qualche domanda, se si considera la pronunciata carica popular che invece informa tutto quanto il quarto lavoro della musicista canadese, nonché tutto quel che ne sta alla base, in termini di influenze, visione e collaborazioni. D'altronde, da una personalità così complessa come Grimes, ben usa a dichiarazioni spesso in netto contrasto tra loro, affermazioni di questo tenore non dovrebbero risultare poi così tanto sorprendenti: allo stesso modo, lo slancio che anima l'ultima collezione dello stravagante folletto di Montréal giunge nelle intenzioni ben poco straordinario. A rendere realmente interessante il progetto subentrano fattori di tutt'altro ordine.

In fondo, con tutte le precisazioni e le virgolette del caso, è sin dagli esordi che la Boucher flirta con i costrutti e le dinamiche dei linguaggi pop, per quanto distorti o esasperati potessero risultare: nonostante la tangibilità del carico sperimentale, delle bizzarrie acrobatiche applicate ai giochi di synth e ai filtri vocali, la sua musica non è mai stata particolarmente restia a generose iniezioni di immediatezza. Più che altro, con la demo-version di “REALiTi” a effettuare il giro della rete (e a far ricredere molti tra gli scettici dell'operazione-Grimes, compreso chi scrive), e con il trap di “Go” (inizialmente inteso per Rihanna, e scartato in un secondo momento dal suo management) sono le proporzioni degli ingredienti a essere del tutto modificate, in una resa incondizionata alla forma-canzone, sì trattata con totale sprezzo del pericolo, ma nondimeno favorita a ogni costo, anche a costo di scadere nel ridicolo, qui più volontario che mai.
Per quanto paradossale possa sembrare, l'obiettivo primario di “Art Angels” ha comunque ben poco a che vedere con la tanto decantata scalata alle classifiche. La popolarità raggiunta dal personaggio Grimes continua ad avere ben poco a che fare con l'aspetto propriamente musicale, di suo ancora ben poco “normalizzato” ai dettami dei piani alti delle chart: l'ampia immediatezza di cui si avvale il disco emerge da un crocevia tortuoso di spunti e ispirazioni, che dei dettami stilistici dell'universo mainstream si cura ben poco (e che, di converso, potrebbero usufruire in futuro del frullato misso in salsa electro di miss Boucher). La palette sa essere di un'ampiezza, negli orizzonti e nella visione, che non teme proprio eguali attualmente.

Dismessi quasi del tutto i panni di sacerdotessa dream-pop per la digital-era (ma anche quando torna a bazzicare questi lidi, quel che ne risulta è la delicatezza agrodolce di una ballad flautata come “Easily”), e con l'amore per la musica dall'Estremo Oriente a fuoriuscire preponderante (d'altronde la copertina, col finto obi a destra, potrebbe essere scambiata per alcuni aspetti grafici per quella di un qualsivoglia album k-pop), il lavoro viaggia con passo disinvolto attorno al mondo, appropriandosi senza colpo ferire dei riferimenti più disparati su cui articolare la sua proposta. Con passo iconoclasta, ma con una riconoscibilità che dai caratteristici effetti vocali si riverbera poi sullo stesso metodo compositivo, il disco sorpassa in scioltezza motivi urban e trap per tirare fuori sentori tropicali d'antan, piglio punk, essenze video-ludiche vintage e frullati j-pop in un mélange di accattivante possanza melodica.
Punta di diamante del lavoro, e brillante metà musicale di un videoclip concluso da “Life In The Vivid Dream” (quasi che i Beach House decidessero di puntare su delicati arpeggi acustici per i loro mantra trasognati), “Flesh Without Blood”, col suo pattern ritmico a tavoletta e una grinta nella scrittura di tutto rispetto, espone un'attitudine power-pop del tutto impensabile, se accostata ai suoi trascorsi, e giochi di chitarra di stampo collegiale che amplificano a dismisura la potenza magnetica di beat e linea canora. Se quindi l'elemento chitarristico trova ulteriore vigore nel grottesco caos electro-noise-rap (!) di “Scream”, al quale si ricollega uno sconnesso articolare in cinese, basta poco per fare il verso all'idol-pop più zuccherino nello strabiliante pseudo-stomper di “Kill V. Maim”, e battere sullo stesso campo d'azione AKB48 e realtà della medesima risma, grazie a una sagacia nella produzione e nei cambi di passo che ha semplicemente dell'impressionante.

Se poi ne sente l'esigenza, è facile per la Boucher abbassare il tiro della sperimentazione e operare di maggiore semplicità, risultando in converso ancor più ambiziosa che in precedenza, nel tracciare ad esempio le coordinate dell'ideale country-song moderna (“California”). Nel riplasmare poi dive della black-music decontestualizzandole in un caleidoscopio post-techno a cromie vividissime e inaspettati colpi di scena (ottimo il contributo di Janelle Monáe in “Venus Fly”) o nell'escogitare nuove strade in cui far confluire le ancora fresche escursioni tropical-house (“Butterfly” e le sue altalene electro-prog), la forza dell'autorialità di Grimes, del valore che attribuisce alla produzione e alle sue potenzialità, traspare chiarissimo, senza filtri a nasconderne tutto il peso.
Quel che manca al progetto, cresciuto vertiginosamente in termini qualitativi, è l'emersione della vera voce dell'autrice, di quel timbro che nei rari momenti in cui non si diverte a celarsi dietro pesanti maschere in realtà tradisce una dolcezza interpretativa dall'assetto tutt'altro che monolitico. Comprensibile che la tanta effettistica messa in campo rispecchi un po' la natura globale, viaggiatrice, dell'operazione “Art Angels”, ma il presentimento è che anche con un armamentario più contenuto la grinta insita nelle canzoni e nel “concept” non avrebbe comunque avuto problemi a palesarsi. Ciononostante, il quarto album dell'ipercinetica musicista canadese si pone come uno dei più efficaci e paradigmatici manifesti pop degli ultimi anni.

(23/11/2015)

  • Tracklist
  1. Laughing And Not Being Normal
  2. California
  3. Scream (ft. Aristophanes)
  4. Flesh Without Blood
  5. Belly Of The Beat
  6. Kill V. Maim
  7. Artangels
  8. Easily
  9. Pin
  10. REALiTi
  11. World Princess Part II
  12. Venus Fly (ft. Janelle Monáe)
  13. Life In The Vivid Dream
  14. Butterfly
  15. REALiTi (demo) (CD version bonus track)




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