Chihei Hatakeyama & Dirk Serries

The Storm Of Silence

2015 (Glacial Movements) | ambient

Il blu non è certo un colore “nuovo” nelle scelte estetiche di Glacial Movements. Lo si è visto più volte predominare nella scala cromatica degli artwork, sempre curatissimi, delle uscite dell'etichetta romana. Chiamato quasi sempre ad accompagnare scatti evocativi, da prospettive anche molto diverse, da trait d'union dell'intero progetto discografico, intuibile facilmente già dal suo nome. Mai come nell'immagine di copertina di “The Storm Of Silence”, però, il ricorso era stato tanto marcato e dominante, al punto tale da uniformare e rendere autenticamente indistinguibili il Mare Artico e il cielo sopra di esso al crepuscolo.

Il biglietto da visita in questione è forse la maniera migliore per approcciare l'opera congiunta di Dirk Serries e Chihei Hatakeyama, un disco frutto dell'incontro coeso di due artisti vicini nell'approccio alla materia atmosferica quanto lontanissimi per estetica e prospettiva. L'impressionismo del maestro belga, ultimamente in grado di guadagnare una costante evanescenza (fino a raggiungere lidi autenticamente free-impro negli ultimi anni) diviene così la sostanza-base, soggetta alle cure parnassiane e votate all'intimismo del collega giapponese, che ha agito a posteriori tagliando, arginando, limitando e dando forma ai flussi di coscienza di Serries.

Il risultato sono quattro suite in cui la dimensione percettiva e quella visiva riescono a convivere in perfetto equilibrio, quattro racconti in grado di trasmettere immagini e generare/riprodurre sensazioni inerenti ad altrettanti luoghi geografici. Il gelo che sarebbe lecito aspettarsi è così sostituito in “Kulde” da un calore armonico rassicurante: al paesaggio in senso stretto è qui preferita la sua contemplazione appassionata (e non spassionata come, per esempio, in Thomas Köner), densa di significati e filtrata attraverso le soggettività dei due artisti. La dimensione temporale si assottiglia e abbandona la coscienza, “smarritasi” nei luoghi e identificatasi in essi.

“Uvaer” e soprattutto “Fryst” enfatizzano ulteriormente il “calore” attraverso sottili strati di archi sintetici che implementano a tratti le armonie del fondale sonoro, fornendo una nuova tematizzazione dell'idea di gelo e dei suoi luoghi emblematici. Non è qui narrato lo smarrimento dell'osservatore in un non-luogo, la musica non è pensata “su misura” ad esso né è il luogo stesso (l'ambiente) ad essere protagonista, evocato e costituito. Semmai, la simbiosi avviene appunto tra soggetti e spazio, con diverse tonalità emotive il cui ultimo stadio è la malinconia di “Hvit” di fronte all'abbandono, alla ri-separazione, alla fine del viaggio congiunto.

Fra i tasselli più densi e significativi del discorso Glacial Movements, “The Storm Of Silence” contribuisce a consolidarne l'estetica, alla vigilia di un decimo anniversario che merita di essere festeggiato e celebrato nella maniera migliore. Trova spazio in un simile discorso più di quanto non ne incontri nei percorsi dei relativi artisti, così diversi e distanti fra loro e proprio per questo così lontani da un'opera che li vede, autenticamente, farsi tutt'uno. E dunque non-essere sé stessi, reinventarsi, re-immaginarsi. Com'è re-immaginato, una volta di più, quel rapporto tra suono, (non)-luogo e uomo che continua ad affascinare l'ambient music contemporanea.

(22/12/2015)

  • Tracklist
  1. Kulde
  2. Uvaer
  3. Fryst
  4. Hvit
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