Heathered Pearls

Body Complex

2015 (Ghostly International) | ambient-house

Il polacco Jakub Alexander è uno degli ultimi a essere salito su quel carrozzone che raccoglie i giovani producer cresciuti a pane e ascolto. Gente che si è immersa nel mondo della musica elettronica attraverso le cuffie e YouTube, piuttosto che vivendo sulla propria pelle fenomeni e fermenti e trascorrendo le proprie sere ai concerti e le notti nei club a ballare. Nella generazione del digitale alla portata di tutti e della costante nostalgia verso l'analogico, Alexander ha trovato pane per i suoi denti in quegli anni Novanta che rappresentano ormai la terra promessa di tutte o quasi le nuove leve con la passione per i groove e poco interesse verso il clubbing.

Quel che distingue Heathered Pearls da uno come Matrixxman, per citare un nome di cui si è parlato proprio di questi tempi, è che il suo è un linguaggio incredibilmente poliglotta. Se già nel primo e splendido “Loyal” Jakub era riuscito a far capire di che pasta fosse fatto, incastrando sussurri dub in un impianto atmosferico fatto di sfumature tenui e calde dilatazioni (la vicinanza a Tycho non può non essere stata decisiva per l'interesse di Ghostly International), è in questo “Body Complex” che il suo background trova una via di sfogo totale e completa, grazie al massiccio (ma mai prepotente) ritorno in scena del groove.

Tanto l'istintivo “Loyal” poteva essere visualizzato come una culla calda e accogliente, quanto questo nuovo lavoro pare essere invece frutto di uno studio attento e puntuale su ogni corrispondenza ritmo-armonia, costituito da un insieme di geometrie apollinee ed equilibratissime. Facile individuare le lezioni di Black Dog e Boards Of Canada intrecciate fra di loro in un tutt'uno, più azzeccato e specifico integrare l'impianto base con il nome di Christopher Willits, di fatto il ponte unico tra Artificial Intelligence warpiana e la new school ambient di casa Instinct, e con l'ambient-dub che Kranky ha coltivato negli ultimi anni (vedi Loscil e Pan American).

Se l'introduzione di “Cast In Lemon & Sand” e più avanti la parentesi di “Holographic Lodge” fungono da link con le atmosfere del lavoro precedente, già da “Sunken Living Area” si entra in un soundscape che sta un po' dalle parti di Gold Panda, un po' da quelle dell'ultimo Jon Hopkins privato del calore e della tensione. Una propulsione che si ritrova mitigata da armonie anche nella trancedelia di “Personal Kiosk” - composta a due mani con Rafael Anton Irisarri in veste di The Sight Below, altra palese referenza nel sound complessivo dell'album – e nell'elegantissima “Abandoned Hall Utopia”, con ospite stavolta Shigeto, altro giovane di punta del catalogo Ghostly.

L'ultimo tandem in scaletta è infine quello con Outerbridge per la suggestiva “Warm Air Estate”, forse l'episodio più solare e vicino all'universo house, la cui deflagrazione solare si ritrova nella chiusura di “Thought Place”, fra solchi armonici e ipnosi in loop. Se la sognante e crepuscolare “Perfume Catalogue” arriva a due passi dal trip-hop “bianco” dei Beacon, lo scenario estatico di “Interior Architecture Software” guarda al già citato Loscil rivisitandolo in chiave ritmica, donandogli un groove che ripone, nuovamente, equilibrio fra atmosfera ed evocazione. Il comun denominatore di un disco in cui forma e sostanza si completano a vicenda, celebrando la consacrazione di un talento ora ben più che promettente.

(26/09/2015)

  • Tracklist
  1. Cast In Lemon A Sand
  2. Sunken Living Area
  3. Interior Architecture Software
  4. Personal Kiosk (feat. The Sight Below)
  5. Holographic Lodge
  6. Abandoned Mall Utopia (feat. Shigeto)
  7. Perfume Catalogue
  8. Artificial Foliage
  9. Warm Air Estate (feat. Outerbridge)
  10. Thought Palace
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