Florian Hecker & Mark Leckey

Hecker Leckey Sound Voice Chimera

2015 (PAN) | cut-up, avant-poetry

Da circa cinque anni a questa parte, Florian Hecker ha deciso di mettere da parte gran parte del suo amore per la computer music – di cui ha esplorato gli estremi più astratti, rivoltanti, scabrosi e respingenti rendendoli elementi-chiave del suo dadaismo sonoro – per dedicarsi interamente al soggetto della Chimera. Ovvero, nient'altro che lo stadio sintetico della sua arte, laddove quanto riassunto brevemente in precedenza arriva a trovarsi rappresentato da un unico soggetto, rendendosi dunque visibile, tangibile, conoscibile a una dimensione superiore alla sola e pura percezione.

Un percorso che ha visto la sua vetta nel monumentale “Chimerization” di tre anni fa, iniziato nel 2009 con un'installazione multisensoriale, il cui contenuto sonoro è oggi riportato alla luce dalla benemerita PAN, tempio dell'elettronica sperimentale in quel di Berlino. “Hecker Leckey Sound Voice Chimera” è la distorsione algoritmica che l'istrionico artista viennese operò sulla base performativa di “GreenScreenRefrigeratorAction” firmata Mark Leckey, nel corso della quale quest'ultimo recitava l'ipotetico monologo interiore di un frigorifero Samsung.

Un'autentica decomposizione, realizzata alterando il recital vocale dell'inglese e aggiungendovi in forma brada alcuni estrapoli da “3 Channel Chronics” - installazione dello stesso Hecker in cui tre casse situate in tre punti diversi di una medesima sala diffondevano frequenze sonore distinte, la cui alterazione dipendeva dal movimento dei presenti nella stanza. In sintesi, il titolo va letto come un'equazione: Hecker + Leckey = Sound + Voice = Chimera. Il risultato di un simile amalgama concettuale è curiosamente uno dei lavori più accessibili firmati da Hecker, che ricostituisce l'origine prima e le radici della sua ricerca sulla Chimera.

Chimera è qui infatti il suono che si impossessa e sovrasta la voce fino a modificarla: ciò avviene in particolare nella prima metà, divisa fra onde digitali assemblate in anarchia e glitch sparsi che per dieci minuti monopolizzano a turno la scena, fino all'ingresso della voce massacrata e dissanguata, privata con perversa fantasia di ogni suo tratto umano. Niente frastuono né psicoacustica inversa in grado di disintegrare scientificamente i timpani degli ascoltatori, niente laptop torturati fino alla degenerazione di ogni loro circuito: tempo di sintesi, appunto.

E il medesimo copione si mantiene nella seconda parte, dove la voce passa da vittima a carnefice, ormai contagiata dal virus e divenuta dunque mezzo comunicativo della Chimera stessa. Qui sono i suoni a vedersi progressivamente deturpati, privati della loro personalità e della loro stessa esistenza, fino a divenire elementi costitutivi di un unicum nuovo: la Chimera, appunto. Il processo è completato, e il “nuovo essere” nasce proprio nelle battute finali di questo lavoro: “Chimerization” sarà il suo monologo e manifesto, “Articulaçao” la sua prima, distruttiva avventura.
Doveroso.

(11/04/2015)

  • Tracklist
  1. I
  2. II
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