Helena Hauff

Discreet Desires

2015 (Ninja Tune / Wrk) | techno-retrņ, synth-wave

Helena Hauff è, innanzitutto, un personaggio. Se è vero come è vero che la stragrande maggioranza delle sacerdotesse della techno paiono essere accomunate, quanto e più dei colleghi uomini, da una massiccia dose di intraprendenza, talvolta al limite della stravaganza (si pensi, su tutte, a gente come Nina Kraviz, Paula Temple o, più di recente, Aisha Devi), la giovane dj di Amburgo può vantare un autentico primato. Fra dichiarazioni sopra le righe, interviste in cui preferisce esporsi su politica e filosofia (con risultati perlomeno ambigui e opinabili), anziché parlare di musica, e coraggiose selezioni techno in dj-set volutamente naif, Helena è riuscita a farsi puntare parecchie luci addosso con largo anticipo su questo suo debutto discografico.

Va così che il suo sia uno dei dischi più attesi in ambito techno, anche perché, considerando la varietà con pochi comuni denominatori delle sue selezioni, è stato difficile per chiunque prevedere anche minimamente le sue mosse da producer. In "Discreet Desires" restano dalle sue nottate in console l'amore per l'analogico e il retrò e il forte senso di appartenenza alla cultura elettronica tedesca, tale da portarla a toccare con mano suoni autenticamente kraut quasi ovunque. Il resto è una maxi-sorpresa, favorita appunto dalla sostanziale impossibilità di una previsione attendibile a scatola chiusa, e porta a poter parlare di questo lavoro come di uno dei dischi techno più retromani di questo 2015.

Affrancata a quei suoni che hanno fatto la storia della techno nel suo tempio europeo, Hauff si produce in una collezione di melodie macchinali dove sintetizzatori e drum machine sono letteralmente portati a "cantare". Si prenda, per capire immediatamente il tenore del disco, la processione marziale di "L'Homme Mort": il calendario viaggia all'indietro superando di gran lunga la Second Summer Of Love e precede di poco addirittura l'asse Berlino-Detroit di fine Ottanta, assestandosi piuttosto dalle parti dei club dark per amanti dell'Ebm. Questo precario equilibrio tra rudimenti analogici synth-wave e ossessione per il grigio scuro delle macchine porta un pezzo come il primo "Spur" a rientrare, potenzialmente, nei gusti attuali dei New Order.

Il primo "Sworn to Secrecy" dà una ripassata alla tintura di fondo, variando il ritmo e abbandonando qualsivoglia dancefloor, e il suo gemello posto quasi in chiusura mira ulteriormente verso la forma pop alla maniera di John Foxx & The Maths. Sono eccezioni rispetto alla freddezza algida che suggella senza tregua l'intero lavoro, dall'iniziale (e un po' ottuso) mantra di "Tripartite Pact" al passaggio dalle parti della (sarà)-Sheffield in "Funereal Morality", fino al tappeto di bassi brulicanti con volume al minimo di "Silver Sand & Boxes Of Mould". Sia il gameplay 8-bit di "Price Of Pleasure" e "Tryst" che l'omaggio a Ralf & Florian del finale di "Dreams In Colour", infatti, spezzano il tessuto narrativo e il clima ma non la (voluta) monocromia.

In questa dittatura delle macchine analogiche un po' fuori tempo massimo, troviamo sostanzialmente il cuore pulsante di un'artista di indubbio buon gusto, priva però forse di quell'estro creativo che differenzia un ottimo dj da chi la musica la deve creare da zero. Mestiere e coerenza non mancano, così come una (forse fin troppo) forte personalità: quanto basta per una gradevole oretta scarsa di comeback agli anni Ottanta, non per parlare di un disco pienamente compiuto.

(09/10/2015)

  • Tracklist
  1. Tripartite Pact
  2. Spur
  3. Sworn To Secrecy Part I
  4. L'Homme Mort
  5. Funereal Morality
  6. Piece Of Pleasure
  7. Tryst
  8. Sworn To Secrecy Part II
  9. Silver Sand & Boxes Of Mould
  10. Dreams In Colour
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