Hudson Mohawke

Lantern

2015 (Warp) | electro

Se per la riuscita di un disco bastasse solo l'eclettismo a ruota libera della proposta, allora "Lantern" sarebbe uno degli album dell'anno. Ma il nuovo capitolo della saga del producer scozzese Ross Birchard - in arte Hudson Mohawke - si presenta piuttosto come un guazzabuglio fuori da ogni logica. L'affiliazione a mamma Warp e l'amicizia con Kanye West certo rendono bene l'idea dell'indotto che gira attorno al personaggio, ma l'ascolto del suo secondo album ufficiale lascia oltremodo confusi. Tra grossolane basi electro e pose black, il suono ideato da Hudson sembra ancora lungi dal raggiungere una compiutezza che lo renda riconoscibile per suo merito.

Da un lato ci sono le canzoni, alcune delle quali molto ben riuscite, ma che già rendono un'idea della totale anarchia che regna all'interno del lavoro. Un calibratissimo Antony Hegarty fa di "Indian Steps" un commovente bozzetto delicatamente indie, mentre l'incantevole Jhené Aiko dà il suo contributo sulla dolce "Resistance" con la sua solita malinconica nonchalance. "Deepspace" però è in tutto e per tutto un pezzo di Miguel al quale sono state solo tagliate gran parte delle chitarre - bello, ma potrebbe essere una semplice outtake di "Wildheart", la mano di Hudson fa poco più che una carezza. "Warriors" con Ruckazoid si distrae continuamente tra rime intimiste e vociferanti cori gospel, mentre "Very First Breath" con Irfane sembra un molto poco gratificante incrocio tra David Guetta e Calvin Harris.

E poi ci sono i momenti strumentali e le strambe vie di mezzo; generici bozzetti electro quali "Lantern" e la schizofrenica "System", una fusione tra balletto russo e colonna sonora sci-fi ("Kettles"), coretti di un trio vocale r&b anni 60 montati su base dubstep ("Ryderz"), tribalismi sintetici ("Lil Djembe"), chipmunk accelerazionisti ("Shadows"), tamarre sferzate mainstream ("Scud Books"), una "Portrait Of Luci" banalizzata da un motivetto fin troppo semplice, o la girandola impazzita di "Brand New World", che chiude il tutto in un'estatica caciara studentesca.

Sembra quasi impossibile non trovare almeno un pezzo di proprio gradimento all'interno di una tavolozza come "Lantern", certamente Hudson Mohawke sa essere a tratti molto abile e con questo album dimostra che ci sono milioni di strade che potrebbe perseguire. Ma il caos che regna su questo album al momento lascia davvero basiti; se colleghi come Diplo, Skrillex e Jamie XX hanno saputo trovare una propria dialettica entro la quale esprimersi, Hudson vaga ancora in alto mare, in balia delle onde su una zattera di sintetizzatori tenuti assieme dalle liane. Tutto questo forzato eclettismo, alla fin fine, suona giusto come un raffazzonato taglia&cuci. La lanterna, se mai ce ne fosse una, per il momento la regge solo lui.

(05/09/2015)



  • Tracklist
  1. Lantern
  2. Very First Breath feat. Irfane
  3. Ryderz
  4. Warriors feat. Ruckazoid
  5. Kettles
  6. Scud Books
  7. Indian Steps feat. Antony
  8. Lil Djembe
  9. Deepspace feat. Miguel
  10. Shadows
  11. Resistance feat. Jhené Aiko
  12. Portrait Of Luci
  13. System
  14. Brand New World


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