Huntsville

Pond

2015 (Hubro) | free-impro

Fari portanti dello splendido catalogo Hubro, gli Huntsville sono un super-trio formatosi una decina d'anni fa che convoglia al suo interno le esperienze di quattro numi tutelari dell'improvvisazione norvegese. Da un lato il deus ex machina del double bass Tonny Klutfen, già leader dell'orchestrina No Spaghetti Edition, che resta l'esperienza massimalista centrale della free-impro dei fiordi. Dall'altro la coppia formata dagli inseparabili Ingar Zach (batteria) e Ivar Grydeland (chitarra), le due menti dietro l'altra etichetta discografica di punta della medesima scena, assieme a Hubro: Sofa.

L'approccio dei tre a questo progetto è quanto di più distante vi sia dai luoghi comuni della free-form figlia del jazz. Qui siamo di fronte a qualcosa che si relaziona in maniera indiretta forse solo con qualche esperienza di casa ECM (Terje Rypdal su tutti), ma le cui radici affondano piuttosto nella tradizione strumentale nordica e nella spontanea e corale intesa dei Necks. Di questi ultimi, però, viene sacrificata l'inarrivabile policromia, in favore di una coerenza pressoché totale a un soundscape diretto, ridotto ai minimi termini, senza fronzoli di carattere estetico.

Il risultato paga con intensità alterne, riuscendo in ogni caso a convincere nella sua totalità. Il quarto d'ora di "(ER)" che apre le danze offre nulla meno di un nuovo scenario impro possibile: una partenza in tempo dispari affidata quasi interamente all'inconfondibile double bass di Klutfen, un crescendo centrato su variazioni ritmiche perpetue e cambi di tempo (costantemente dispari) graduali, fino alla chiusura abbandonata in balia dei droni della chitarra. Una gioia per l'ascolto che mostra sin da subito quanto i tre siano qui dediti al culto della forma.

La scenografia cambia sulla più breve e contorta "(ING)", in cui Zach sale in cattedra ai metallofoni e conduce una ricerca millimetrica sul potere ritmico: istruttiva e magistrale, ma decisamente meno coinvolgente. "(AGE)" è un altra meraviglia, la più corale e spontanea del lotto, centrata su un dialogo chitarra-basso a suon di distorsioni e arpeggi, qui rielaborate e convogliate in modo tale da fungere da strumento evocativo. A contrapporsi vi è però infine "(OK)", la cui morsa noise corre controcorrente ripensando alle distorsioni come mezzo espressivo puro a livello formale.

Una pluralità di volti che tende in realtà a incrementare ulteriormente il livello tecnico dell'album e del progetto stesso, sebbene probabilmente la cura della forma finisca nei due episodi più didattici col diluire il valore assoluto espressivo dell'album.

(24/03/2015)

  • Tracklist
  1. (ER)
  2. (ING)
  3. (AGE)
  4. (OK)
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