HVOB

Trialog

2015 (Still Vor Talent) | indietronica, alt-pop

HVOB è il marchio dietro cui si celano Anna Müller e Paul R. Wallner, due giovani austriaci il cui talento era già emerso un paio d'anni fa, in occasione del loro debutto: un pastiche che trasformava la house in mezzo espressivo strumentale su cui costruire una visione precisa e personale (nonché squisitamente indietronica) del pop. Un lavoro passato sostanzialmente inosservato ma che non aveva mancato di stupire e conquistare il pubblico più ricercato e raffinato, permettendo ai due di trovare immediatamente un canale di inserimento nel (non troppo) vasto panorama indie austriaco.

Dietro l'apparente (ma anche sostanziale e voluta) semplicità della loro proposta sonora si cela in realtà un'attenzione pressoché maniacale a ogni dettaglio, al ruolo di ogni singolo suono in un puzzle che mira alla perfezione. Spontanei e sinceri nel songwriting quanto parnassiani e all'insaziabile ricerca dell'equilibrio perfetto negli arrangiamenti elettronici e nelle tante espressioni extra-sonore (video, design, grafiche) della loro arte. Questo, in sintesi, il metodo da cui nascono le loro gemme pop, che su questo “Trialog” confermano ulteriormente il perfezionismo quasi maniacale della loro idea di creazione artistica.

Ancor più che nel precedente omonimo lavoro, qui HVOB fa rima senza mezzi termini con classe: i due lavorano per sottrazione sonora, levigando ogni singolo suono fino a fargli raggiungere la forma cercata, generando un circolo ipnotico fatto di sussurri, melodie, battiti morbidi ma costanti. L'avvolgente partenza di “Azrael” stende un tappeto fatto di sensualità, una sorta di trappola che attira magneticamente nel loop ponendosi a metà tra un Trentemøller e un remix in chiave house degli xx. Fin troppo facile da qui in poi perdersi, lasciarsi trasportare da un ascolto "facile" quanto pieno di lati nascosti, di prospettive possibili.

La propensione più organica verso il pop puro tiene banco anche in “Window”, dove la voce tipicamente nordica di Müller (una sorta di via di mezzo tra Stina Nordenstam e Hope Sandoval) si mette al servizio di una melodia zuccherina e irresistibile. Lo scenario inizia a cambiare dalla coppia “Tender Skin”-“Cold Melt”: la temperatura scende, la componente house si accentua e la giostra inizia a girare a velocità costante, fra groove incessanti e richiami melodici. È il percorso che porta al cuore pulsante di “Oxid”, ipnosi sensuale da cui liberarsi volontariamente è semplicemente impossibile.

La seconda metà del lavoro ripiega invece su atmosfere decisamente più plumbee e oscure: “Clap Eyes” è una culla piano-voce-elettronica calda e accogliente che ricorda gli ultimi Samaris, “The Anxiety To Please” si immerge nel buio avvicinandosi agli ultimi Hundred In The Hands e “Ghost” chiude la trilogia cercando e trovando il contatto con la Bristol contemporanea. E se “Turn A Rope Round Its Axis” resuscita le pulsioni dando fondo alle ultime energie, la chiusura pianistica di “Attention” è l'epitaffio perfetto per abbandonare l'ipnosi. Nonché una risposta preveggente a tutti coloro che tacceranno di freddezza, monotonia e impersonalità un disco che è un elogio irresistibile alla classe e alla sensualità.

(24/04/2015)

  • Tracklist
  1. Azrael
  2. Window
  3. Tender Skin
  4. Cool Melt
  5. Oxid
  6. Clap Eyes
  7. The Anxiety to please
  8. Ghost
  9. Turn a Rope round its Axis
  10. Attention
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