Immanuel Casto

The Pink Album

2015 (Freak & Chic) | pop, elettronica, porn-groove

Come considerare seriamente un artista che si è costituito una notorietà (giocoforza) sul web con brani come "Che bella la cappella", "Analbeat" o "A caval donato glielo prendo in bocca"? Un tizio che per tutti gli anni Zero scriveva canzoni i cui testi parevano la declinazione gay neanche di quelli Gem Boy, ma direttamente di gente come i Prophilax o i Radio S.B.O.R.O.? Certo, a distinguere la carriera di Immanuel (non ancora "Casto", per quanto possa sembrare divertente la cosa) da quella delle centinaia di gruppetti cult da studenti delle medie, c'era un'indiscutibile cura nell'infilare una parola dietro l'altra e nello scegliere le basi elettroniche per le sue evoluzioni. Tuttavia, considerare davvero provocatoria la volgarità dei suoi primi testi significa non aver mai ascoltato Elio e le Storie Tese o gli Squallor (basterebbero le sole "Unisex" e "Radio Cappelle" di questi ultimi a far sembrare patetiche bambinate tutte le ostentazioni omoerotiche del cantante lombardo).
La carriera adulta del Casto Divo, in realtà, inizia in questo decennio con il sorprendente "Adult Music" (appunto!): liquidi corporali e membri turgidi restano protagonisti, ma non più assoluti. Emerge uno sguardo non moralista ma, indubbiamente, morale (e sagacemente ironico) sulla società italiana e non, allo sbando tra mercificazione del corpo e anestesia dei sentimenti. Ma, soprattutto, emergono canzoni di un'efficacia pazzesca, come "25 Escort", "Crash" e "Il sesso vende sempre". Il successivo "Freak and Chic" (del quale è impossibile non citare la clamorosa "Tropicanal") fa persino meglio, grazie soprattutto al lavoro del suo sodale Stefano Maggiore aka Keen, autore di tutte le musiche.

Con questo nuovo "album rosa", il Nostro muove altri passi verso una dance cantautorale con parecchi punti di contatto con l'elettronica e l'indie più divertenti, lasciando perdere i testi demenziali (salvo la conclusiva "Alphabet of Love" - il brano peggiore del disco) e limitando la volgarità (presente praticamente solo nell'anthemico singolo "Deepthroat Revolution" che apre le danze con insolito piglio rock. Al contrario, la ballata "Da grande sarai frocio", il cui divertente testo nasconde un delicato invito all'auto-accettazione, è provocatoria solo nel titolo): manifesto di questo corso potrebbe essere la splendida cover degli Einsturzende Neubauten "Rosso, oro e nero" (orig. "Sabrina") suonata assieme ai Soviet Soviet, una vera e propria bomba da pista, incastonata tra il rap sghembo e demente di "Rosico" (con Tying Tiffany) e l'italo-disco, giusto un pelo più morbida, "Discodildo" - tutti brani dal tiro altissimo.

"Male al cubo" si apre con le note di una chitarra slide che introduce una ballata oscura dal ritmo cadenzato, fino a stemperarsi in un ritornello arioso, seppur triste, sul tema dell'abbandono (e no... nonostante il titolo ambiguo, non c'è alcun riferimento a chiappe, ani e affini), mentre "Social Queen" è un orgasmo electroclash difficile da far uscire dal cervello. "Horror Vacui", cantato insieme alla "solita" Romina Falconi, è il vertice assoluto dell'album: una canzone carica di rimpianto sul tema (molto caro a Immanuel) della perdita della naturalezza nelle sensazioni e nei sentimenti e del senso di vuoto che questo comporta - il tutto raccontato in maniera assolutamente diretta (il passato di cantante demenziale del Nostro lascia in eredità un approccio "esplicito" ai testi anche quando parla di cose serie e, vista la tendenza di molti cantautori nostrani a parlarsi addosso o a nascondere i concetti, ammesso che ci siano, dietro masturbazioni verbali, non si può che trovare la cosa assolutamente lodevole). Un po' meno riuscita, invece, è la cover del classico di Joe Jackson "Real Men" ("Uomini veri"), che soffre di quell'effetto di "pelle cucita male" che hanno molte canzoni inglesi quando vengono tradotte in italiano.

Tirando le somme, si può anche non provare simpatia per il personaggio (obiettivamente costruito), però Immanuel Casto si sta dimostrando sempre di più un artista da prendere sul serio. Con questo "The Pink Album", ha realizzato quello che, ad oggi, è il suo capolavoro e, per chi scrive, uno dei migliori dischi di musica italiana degli ultimi cinque anni.

(26/12/2015)

  • Tracklist
  1. Into The Pink
  2. Deepthroat Revolution
  3. Da Grande Sarai Frocio
  4. Rosico
  5. Rosso, Oro E Nero
  6. Discodildo
  7. Male Al Cubo
  8. Social Queen
  9. Horror Vacui
  10. Uomini Veri
  11. Alphabet Of Love
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