Inventions

Maze Of Woods

2015 (Temporary Residence / Bella Union) | dream-ambient, elettronica

Due dischi in meno di un anno: questo il cospicuo (e per certi versi) soprendente bottino messo da parte nel loro progetto collaborativo da Matthew Cooper e Mark T. Smith, che qui chiameremo coi nomi di battesimo per una ragione ben specifica. Già infatti dall'omonimo debutto dell'anno scorso – in rapida sintesi: un grazioso topolino partorito però da due monti riuniti a far fronte comune - i due hanno voluto caratterizzare Inventions come progetto il più possibile estraneo a quegli universi sonori a cui viene come minimo spontaneo associarli (Explosions In The Sky da un lato, Eluvium dall'altro).

Nell'atto primo del sodalizio, Cooper e Smith lo avevano fatto rifugiandosi in un torpore galattico, gestito tra navigazioni in direzione iperspazio e improvvise soste a contemplare il cielo stellato. Notte fu, e in “Maze Of Woods” si fa giorno. Primo mattino, per la precisione: luci soffuse, aria fresca, colori autunnali, nebbia bassa ma sottile, catapultati di colpo nel mezzo di un bosco. Un ritorno sulla Terra in grande stile nelle intenzioni, un passepartout verso una terra di mezzo, una sorta di luogo immaginario raggiunto in dormiveglia. Una sorpresa, forse, anche per gli stessi autori: l'unica dimostrazione di una spontaneità che nei suoni, però, sembra (di nuovo) mancare.

“Inventions” appagava pur suonando prevedibile, forse scontato. “Maze Of Woods” fa l'opposto: appare decisamente più eterogeneo, elaborato, personale. Decisamente più ampia la tavolozza assortita di suoni, sample, colori, umori. Ma tende a mancare sull'altro versante, culla i sensi senza lasciare il segno, timidamente (forse troppo), con movimenti regolari (sicuramente troppo). Tutto appare calcolato, studiato a puntino: dall'introduzione scoppiettante in taglia-cuci di “Escapers” ai cori angelici presi in prestito da bvdub nel singolo “Springworlds”, passando per la trasfigurazione folk di “A Wind From All Directions” e gli zampilli colorati di “Wolfkids”. Nessuno spazio per la fantasia e l'immaginazione, né per il sentimento.

Qualcosa sembra trasparire dal battito sotterraneo su nuvole di armoniche (Boards Of Canada semper docent) di “Peregrine”e negli arpeggi bucolici di “Slow Breathing Circuit”: qualche timida traccia, quasi intangibile, che in “Moanmusic” è sommersa da sample di vario ordine, tutti impegnati nell'ardua missione di raffreddare e portare a temperatura ambiente il sempre caloroso pianoforte di Cooper. Neppure l'invocazione finale di “Feeling The Sun Thru The Earth At”, una sorta di preghiera conclusiva, riesce a toccare quelle corde che in passato erano il luogo preferito di entrambi, qui nemmeno sfiorate.

La fine del viaggio, il saluto a questa ipotesi di Eden autunnale arriva dunque senza che di essa sia stata fatta, in alcun modo, esperienza. Guidati per quaranta minuti circa alla scoperta di un luogo disegnato con metodo e alla perfezione, senza un'impurità né una macchia, visibile a occhio nudo senza il tramite dell'immaginazione, eppure così intangibile, vistosamente artificiale, per certi versi addirittura stereotipato. Lode al coraggio di partire alla ricerca di nuove strade, dimenticandosi il fertile bacino di un passato ingente e fiorente, rimettendosi in gioco come pochi sanno fare. Niente infamia per un risultato formalmente impeccabile che, semplicemente, si conferma sostanzialmente incompiuto.

(08/04/2015)

  • Tracklist
  1. Escapers
  2. Springworlds
  3. Peregrine
  4. Slow Breathing Circuit
  5. A Wind From All Directions
  6. Wolfkids
  7. Moanmusic
  8. Feeling The Sun Thru The Earth At Night
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