Jason Eckardt

Subject

2015 (Tzadik) | contemporanea

La recente ricognizione di Tzadik tra le file della composizione contemporanea si completa con la presentazione di alcune opere della nuova promessa Jason Eckardt. Come per l'industrial da camera del già discusso Per Bloland, il retroterra culturale del giovane statunitense non afferisce alla musica colta bensì all'heavy metal, la cui fisicità è fonte d'ispirazione sempre più responsabile di quell'energia prorompente che caratterizza l'ultima generazione di compositori.

Dai cinque brani qui presentati emerge dunque un tentativo da parte di Eckardt di allineamento con le attuali tendenze stilistiche, mantenendo quasi sempre l'imperativo di una disorientante complessità. Negli imprevedibili sviluppi del quartetto d'archi che titola la raccolta (“Subject”) si affollano le influenze di un intero secolo, nel corso del quale la formazione cameristica per eccellenza ha come trovato una seconda vita, condensando alcuni dei linguaggi più peculiari e innovativi.
La maestria nell'esecuzione da parte del premiato JACK Quartet si snoda dalle ripetute stoccate dei primi quattro minuti, eredi del miliare quartetto di Lutosławski, verso una densissima stratificazione armonica à-la Schoenberg, per addentrarsi infine nelle selve anti-seriali di Wolfgang Rihm, con l'autonomia stilistica e il senso del grottesco che caratterizzò lo stesso John Zorn nel suo periodo di enfant terrible.

Si passa all'intransigente delirio chitarristico di “Paths Of Resistance”, come un assolo di Andrés Segovia tagliuzzato e riassemblato secondo il più libero arbitrio, tra categorici slap di singole note e shredding vertiginosi. Ancor più sadico, nel seguente concertino da camera (“Trespass”), è il trattamento riservato alla parte di pianoforte, impegnato in un soliloquio autistico nel mezzo dei labirinti di un ensemble fuori controllo. Si tratta dunque di veri e propri tour de force, per l'ascoltatore ma ancor di più per gli esecutori, continuamente messi alla prova con richieste di notevole preparazione tecnica. Più garbato e immaginifico, invece, il breve passo a due tra flauto e violoncello (“Flux”), per quanto tutt'altro che accomodante nella sua alterna sospensione tonale.

Le quattro parti di “Tongues” ne fanno il brano più lungo della raccolta, e forse anche il più riuscito nel rapporto tra scrittura e coinvolgimento: nel sestetto composto da membri dell'Ice (International Contemporary Ensemble) figura anche una voce di soprano, che nell'interscambio onomatopeico con archi, fiati e percussioni mira a esprimere ciò che il linguaggio condiviso non può racchiudere. Il tamburellare del terzo movimento, contrappuntato da sibili e frinii entomologici, ben riassume questo concetto di primitivismo sillabico, da sempre materia di studio della sciamana Meredith Monk.

Le premesse biografiche avrebbero fatto pensare a un più acceso incontro/scontro fra cultura alta e bassa: invece Eckardt viene qui presentato con tutti i crismi del compositore “tradizionale”, nel cui repertorio però le strutture e gli ostentati virtuosismi rischiano spesso di oscurare il disegno d'insieme, decretando la prevalsa dell'autocompiacimento sul dialogo col pubblico, per quanto erudito.

(17/08/2015)

  • Tracklist
  1. Subject
  2. Paths Of Resistance
  3. Trespass
  4. Flux
  5. Tongues
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