Joseph Arthur

Days Of Surrender

2015 (Lonely Astronaut) | songwriter, alt-folk-rock

Comprare un van per avere un cd: chissà, con qualche migliaio di dollari da spendere si potrebbe anche lasciarsi tentare dall’ultima follia di Joseph Arthur… Di “Days Of Surrender”, nuova fatica autoprodotta del songwriter americano, è stata stampata un’unica copia in formato cd. Ed è all’interno del suo vecchio tour van, trasformato nel frattempo in una sorta di affresco su ruote: “Un artefatto vivente del mio piccolo viaggio attraverso i confini del rock ’n’ roll”, lo definisce. “Ho sempre avuto il senso di essere impegnato in una missione. Questo van per me ha incarnato lo spirito di quella missione”.
Ma se il cd spetterà soltanto al fortunato acquirente del van, anche per tutti gli altri Arthur ha ideato delle modalità non esattamente ortodosse di diffusione del suo nuovo lavoro: su una chiavetta Usb, personalizzata anche in questo caso secondo l’ormai inconfondibile stile pittorico di Arthur, o in alternativa sul nastro di una cara, vecchia cassetta musicale.

Insomma, già dalla presentazione si capisce subito che “Days Of Surrender” è destinato a occupare un posto atipico nella discografia di Arthur. Un episodio volutamente minore, concepito più come regalo ai fan che come vero e proprio successore del doppio “The Ballad Of Boogie Christ”.
Lasciate da parte le produzioni più ambiziose, Arthur sceglie stavolta la strada del minimalismo, con un disco realizzato praticamente in solitudine e in maniera del tutto artigianale. “Mi sono trovato tra le mani un album che sembrava qualcosa di intimo e personale, realizzato tra le mura di una camera – il che è più o meno quello che è effettivamente successo. Ma mi piaceva. Mi piaceva molto. E volevo che i miei fan potessero avervi accesso”.

Sin dall’iniziale “Pledge Of Allegiance” – che resta uno degli episodi migliori del lotto – è un’ossatura legnosa di batteria a sostenere i brani, mentre la chitarra semina schegge elettro-acustiche lungo i contorni. Dal classico arpeggio di “Maybe You” al falsetto di “Isolate”, l’andatura un po’ traballante fa pensare alle atmosfere degli Ep del passato (“Vacancy” e “Junkyard Hearts” su tutti). I riff di “Hold A Hand” mettono in scena un rock-blues quasi dylaniano, mentre “Break” e “I Don’t Know The Way” accentuano l’immediatezza delle melodie.
“È quasi un ritorno al modo in cui scrivevo in passato”, riflette Arthur. “Le canzoni sono più inconsce e libere: a volte non centrano il punto, ma va bene lo stesso”. Ecco, il fatto è proprio questo: quelle di “Days Of Surrender” sono canzoni quasi mai completamente a fuoco, che la coerenza complessiva del progetto non basta a rendere davvero memorabili. Brevi abbozzi come “Come Back When You’re Poor” e “If I Could I’d Get Out” hanno il fascino dell’incompiutezza, della creatività di un songwriting colto in presa diretta. Ma se il metro sono i capitoli migliori del suo repertorio, stavolta per Joseph Arthur l’appuntamento è rinviato alla prossima occasione.

(08/12/2015)

  • Tracklist
  1. Pledge Of Allegiance
  2. Maybe You
  3. Mystic Sister
  4. Break
  5. Come Back When You’re Poor
  6. Isolate
  7. Hold A Hand
  8. I Don’t Know The Way
  9. Innocent Man
  10. Come Inside
  11. Take You There
  12. If I Could I’d Get Out


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