La fabbrica dell'assoluto

1984: L'ultimo uomo d'Europa

2015 (Black Widow Records) | progressive

La Black Widow Records è una delle etichette che si trovano attualmente in prima linea nel recupero del prog italiano. Nella sua scuderia, tra i nomi di punta di questa spettacolare rinascita, c'è anche quello de La fabbrica dell'assoluto, band romana composta da Claudio Cassio (voce), Daniele Sopranzi (chitarra), Daniele Fuligni (tastiere), Marco Piloni (basso, contrabbasso) e Michele Ricciardi (batteria, percussioni). Più vicino al "lato oscuro" dello storico progressive nostrano, come Alphataurus, Museo Rosenbach e Biglietto per l'Inferno, nel disco d'esordio il quintetto ha messo a punto un interessante concept-album ispirato a "1984" di George Orwell, il romanzo distopico per antonomasia, che aveva già influito, tra gli altri, anche sulle opere concettuali di Hugh Hopper e Rick Wakeman.
Per l'occasione, La fabbrica dell'assoluto annovera tra i suoi operai anche Pino Ballarini (Il rovescio della medaglia), mentre i recitativi di Francesco Rinaldi e la voce narrante di Luca Violini rendono l'esperienza ancora più trascinante e coinvolgente, come si potrebbe intuire già dall'artwork "neo-oggettivo" di copertina, opera tratta dalla "Libertà di scelta" del pittore Cesare Modesto.

Il disco inizia tra grida inquietanti e vocals campionate, cui segue un intenso bolero hard-prog dominato dall'organo Hammond ("I due minuti dell'odio"). In "4 aprile 1984" si possono poi udire per la prima volta le colorature della voce di Claudio Cassio che si fanno largo tra le sfuriate dei synth ("e non sono un uomo/ sono solo un processo di affinità/ la libertà non è qui con me"). Ci viene così presentata la realtà distopica di Orwell, divisa in tre macro-potenze totalitarie, coi temi ripetuti di "Chi controlla il passato controlla il presente. Chi controlla il presente controlla il passato" che martellano il nostro canale uditivo come slogan pubblicitari, prima di passare attraverso la controversa figura di "O'Brien" ("guerra è pace/ libertà è schiavitù/ l'ignoranza è forza").

"Bispensiero" si insinua maggiormente nei territori sperimentali del kraut-rock, dando poi sfogo a docce tastieristiche alla Emerson, Lake & Palmer ("La ballata dei Prolet") e furenti cavalcate sintetiche ("L'occhio del teleschermo"). Il protagonista trova poi l'amore che non può avere nella sofferente nenia di "Giulia", ma nella claustrofobica "Lo sguardo nel quadro" vi è poi la separazione forzata della coppia, la cui relazione si scontra inevitabilmente con l'ostracismo del regime, incarnato da una granitica sezione ritmica.
In un disco contraddistinto da canzoni progressive in miniatura, c'è anche spazio per un'imponente suite divisa in tre sezioni multiformi ("Processo di omologazione"), i cui suoni eterogenei e contrastanti simboleggiano la voglia di lottare e la tentazione di arrendersi. Come da trama, vincerà infine la rassegnazione poiché ne "La stanza 101" vengono aperte le porte alla spaventosa camera in cui ogni fobia del prigioniero prende forma, con il protagonista che è così costretto a cedere davanti alle sue più recondite paure.

Pino Ballardini presta la sua ugola a "La canzone del castagno", dando voce alla sottomissione finale ("e scompare senza più emozione/ l'ultimo uomo che nel silenzio/ brinda alla sua fine"). L'atto conclusivo "Amava il Grande Fratello" è l'epilogo che tutti i lettori di "1984" conoscono bene, l'adesione finale ai piani del Big Brother e a quella totale condiscendenza che non permette alcun pensiero critico, né il realizzarsi del libero arbitrio. Come il brano di apertura, anche il finale si snoda tra campionamenti vocali e sezioni strumentali, lasciandoci poi in un lungo silenzio fino a quando il piano torna a suggellare un triste requiem alla morte del protagonista. È la scomparsa silenziosa di un altro ribelle, i cui tentativi di sovversione vengono cancellati dai lavaggi del cervello e dalla damntatio memoriae.

Per tutta la sua lunghezza di 55 minuti, l'album convince e risulta davvero difficile trovare un lavoro italiano contemporaneo altrettanto emozionante. Si tratta di un disco praticamente impeccabile, un must-have per i tanti appassionati del rock progressivo della nostra penisola, che potrebbe perfino divenire un classico per i futuri amanti del genere... Grande Fratello permettendo.

(30/07/2016)



  • Tracklist
  1. I due minuti dell'odio
  2. 4 aprile 1984
  3. Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato
  4. O'Brian
  5. Bispensiero
  6. La ballata dei prolet
  7. L'occhio del teleschermo
  8. Giulia
  9. Lo sguardo nel quadro
  10. Processo di omologazione
  11. La stanza 101
  12. La canzone del castagno
  13. Amava il grande fratello


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