Leftfield

Alternative Light Source

2015 (Infectious) | electro

Sono già venti gli anni passati da quando Neil Barnes e Paul Daley irrompevano con prepotenza nella ribollente scena elettronica inglese con un'autentica pietra miliare quale “Leftism”: l'acidissima e über-demonizzata house music britannica si contaminava, si apriva a interpretazioni creative degli stimoli “worldbeat”, i ritmi si scurivano fino a dissolversi quasi inavvertitamente in confini trip-hop e i synth volavano più alti e acidi che mai, come a rivendicare una volta in più quella dichiarazione di libertà svincolata e incondizionata che è stata in fondo il vero continuum storico dell'house della prima ora e delle ceneri da cui la stessa si reincarnava, ovvero la disco-music. Il tutto appoggiato e celebrato da un sacerdote d'eccezione quale John Lydon. Manco a dirlo, da quel momento niente sarebbe più stato lo stesso.

Vent'anni dicevamo. Un lasso di tempo in cui il motore Leftfield si è progressivamente rallentato fino a ingolfarsi del tutto alle soglie del millennio, quando, tra dissapori e semplici divergenze progettuali, Barnes e Daley si sono allontanati tanto da ibernare la band in un vuoto lungo sedici anni. A inizio anno, quindi, la notizia che ha fatto tremare più di qualche polso: i Leftfield ritornano, dietro il marchio, però, una one-man band guidata dal solo Neil Barnes.
Nonostante la significativa dipartita, però, “Alternative Light Source” si svela alle orecchie dei tanti che l'avevano atteso, o che comunque conservavano i Leftfield in qualche angolo della memoria piacevolmente arredato, senza troppe manovre stilistiche o strutturali. I dieci brani scorrono infatti in quel preciso punto di equilibrio in cui nulla sorprende mai veramente, eppure non ci si annoia nemmeno un minuto, non ci sono pezzi da far gridare al miracolo ma neanche bocciature senza appello.
In altre parole, “Alternative Light Source” suona in qualche modo come un disco dei Leftfield dovrebbe suonare nel Duemilaquindici, ne regge dignitosamente il nome senza sconvolgerne la biografia.

Sarebbe ingeneroso, infatti, liquidare “Alternative Light Source” come un ritorno seduto e autocompiaciuto per rispolverare le targhe: “Bad Radio” – pur con un mediocre Tunde Adebimpe – e “Head And Shoulders” sono pezzi che picchiano freschi e sciolti su binari squisitamente techno, “Storms End” viaggia a un tesissimo passo trip-hop, mentre l'accoppiata “Alternative Light Source”/“Shaker Obsession” (probabilmente il momento più alto del disco) sfodera un brillante numero sintetico dal battito cardiaco sfasato.
Barnes sembra cercare quindi fonti d'energia alternative, lo fa inevitabilmente con i ferri di un mestiere già ampiamente rodato ma con un occhio ben puntato al qui ed ora, consegnando un disco piacevole e solido, pur senza particolari bignè esistenzial-generazionali.
Un lavoro che accogliamo volentieri da un nome che del resto la storia l'ha già scritta.

(18/06/2015)

  • Tracklist
  1. Bad Radio
  2. Universal Everything
  3. Bilocation
  4. Head And Shoulders
  5. Dark Matters
  6. Little Fish
  7. Storms End
  8. Alternative Light Source
  9. Shaker Obsession
  10. Levitate For You
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