Lou Barlow

Brace The Wave

2015 (Domino) | songwriter, lo-fi

Fra Sebadoh, Sentridoh, Folk Implosion, Deep Wound, Dinosaur Jr. e carriera solista, Lou Barlow è stato protagonista di progetti interessanti e riusciti, spesso in grado di fare scuola. Una selva di formazioni fra le quali risulta spesso difficile districarsi.
Il tour dello scorso anno con i Sebadoh, unito alla pubblicazione di “Defend Yourself” e alla riemissione di parte del catalogo pregresso, ha riportato di colpo Barlow in auge presso l’attenta e fedele comunità di adoratori del rock alternativo declinato lo-fi.
Da perfetto prototipo di musicista nerd quale è, in questi mesi ha concepito un nuovo capitolo in solitario, e il risultato, spiace dirlo, questa volta non può essere considerato all’altezza delle sue opere migliori.

Del resto, in un periodo iper-inflazionato da songwriter in grado di spostare l’asticella verso l’alto (basti pensare ai vari John Grant, Josh T. Pearson o Glen Hansard di turno, oppure alla rispettabile figura che riesce a fare anche da solo un altro eroe degli anni 90 come Chris Cornell), è compito arduo realizzare un prodotto che possa agilmente ritagliarsi una nicchia di sussistenza, sempre che questa fosse l’intenzione di Lou.
In realtà Barlow, molto più semplicemente, intende condividere con l’ascoltatore la solitudine della propria cameretta, ricreare un’atmosfera intima e raccolta nella quale poter dimostrare una vena autorale che non sfiguri al cospetto dell’amico/nemico di sempre, il guru J Mascis.

“Brace The Wave” si presenta come un lavoro minimale (“Pulse”), a tratti persino dolente (“C+E”), realizzato quasi esclusivamente chitarra e voce, raccogliendo qualche idea che probabilmente giaceva nel cassetto da anni, ad esempio “Nerve” non avrebbe fatto una pessima figura su “The New Folk Implosion”.
Alcune tracce si presentano come poco più di un bozzetto lasciato a decantare, altre vengono proposte con un’architettura più rifinita (vedi “Wave”, oppure le spruzzatine di synth che colorano “Moving”), in un lavoro che ha il pregio di svelare quanto di folk ci sia nell’animo del buon Barlow (“Lazy”).

Per i fan più accaniti sarà bello vivere quest’esperienza, come se si trovassero a tu per tu con Lou, nel garage di casa sua, mentre fuori piove, ad ascoltare in presa diretta il frutto della sua scrittura. Il punto è: esisterà oggi un pubblico per queste nove composizioni sghembe e solitarie?
Si tratta di accontentarsi, e trovare un pochino di spazio da dedicargli: ma nella babele di uscite discografiche che si susseguono a ritmo costante, per colpire l’attenzione e ritagliarsi la giusta visibilità, forse occorre qualcosina di più.

(14/10/2015)

  • Tracklist
  1. Redeemed
  2. Nerve
  3. Moving
  4. Pulse
  5. Wave
  6. Lazy
  7. Boundaries
  8. C + E
  9. Repeat
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