Maccabees

Marks To Prove It

2015 (Fiction) | fair-rock

La scelta è stata quella di registrare e produrre un disco finalmente soli, armati unicamente delle proprie idee. L'opportunità è giunta quando i "South Londiners" si sono ritrovati tutti e cinque in Elephant & Castle, a cavallo tra zona 1 e zona 2 di Londra, e lì hanno deciso di vivere e ricavare il proprio studio di registrazione, in un quartiere che negli ultimi tempi sta gustando finanziamenti da 1.5 miliardi di sterline, non proprio noccioline per una ristrutturazione edilizia e sociale.
Come i quartieri evolvono sotto la naturale spinta delle persone che li popolano, anche i Maccabees giungono alla quarta fase della carriera che a distanza di tre anni da "Given To The Wild" li vede protagonisti con "Marks To Prove It", atteso ormai da una schiera di fan nazionali e non.

La grande capacità attrattiva della band inglese arrivò nel 2012 con il mirabolante successo di critica e pubblico per "Given To The Wild", album che aprii le porte del "maindiestream" e che segnò una svolta in termini di seguito: i fan dei Maccabees, da allora in poi, non saranno più solo coetanei della band, talvolta diventeranno più giovani, qualche volta più anziani, aprendo un delta di ascolti estremamente variabile e critico.
Succede allora che la pressione si faccia sentire e che i cinque - capitanati da Orlando Weeks alla voce e dall'istrionico chitarrista Hugo Felix alla chitarre - dichiarino di alcune, gravi difficoltà avute nell'inquadrare il nuovo lavoro e dello sconforto che talvolta li colpiva mentre lavorano in studio.

"Marks To Prove It" parte con "Marks To Prove It", un singolo diretto, schietto, che guarda all'indietro - addirittura agli esordi di "Colour It In" - e dove la questione più interessante non è proprio la tessitura della traccia, quanto l'oggettiva padronanza dei mezzi che la band inglese possiede, una sorta di autopoiesi musicale, un genere incarnato e distinguibile da tutti gli altri.
Sfilandosi da qualche rattoppo ("Something Like Happiness", "WWI Portraits"), testimone di quelle difficoltà di cui sopra, si possono però incrociare pezzi di alta classe: "Kamakura" è tra questi, con le sognanti battute di chitarre delicatamente rimarcate dall'ormai inconfondibile voce di Weeks, e "Spit It Out" - onestamente il pezzo meglio riuscito e completo dell'album - un trait d'union dei tre lavori passati e la più intrigante via per il futuro, un crescendo continuo tra Elton John, Queen e grandi cori da stadio inglese.

L'inedito pianoforte non si esaurisce con "Spit It Out", ma è tappeto in tutto il nuovo lavoro, un po' come lo erano stati i fiati in "Wall Of Arms"; lo ascoltiamo allora in "Silence", ballad cantata da Hugo, nella gommosa "Slow Sun" e nell'umida "Pioneering Systems" che insieme a "Ribbon Road", ma specialmente con "Dawn Chorus" ci permette di sentire quanto i Maccabees abbiano respirato l'arte di Richard Hawley: l'ex-Pulp è la luce che illumina il pezzo più toccante e profondo di "Marks To Prove It", una delicata e tintinnante ballata pop di gusto e raffinatezza d'antan, accompagnata da una sezione fiati da brividi.

"Marks To Prove It" è un disco apprezzabile dopo diversi ascolti, in costante crescita, in cui si scoprono piccoli particolari che creano atmosfere irresistibili, marcando la differenza tra dozzinale quantità e raffinata qualità di un nuovo fenomeno identitario che potremmo chiamare semplicemente fair-rock.

(30/07/2015)



  • Tracklist
  1. Marks To Prove It
  2. Kamakura
  3. Ribbon Road
  4. Spit It Out
  5. Silence
  6. River Song
  7. Slow Sun
  8. Something Like Happiness
  9. WW1 Portraits
  10. Pioonering Systems
  11. Dawn Chorus


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