Maudit

Maudit

2015 (Autoprodotto) | rock, post-grunge

Chissà a chi si sono ispirati i Maudit per il loro nome, se ai poeti maledetti o alla celebre canzone dei Litfiba - o magari a nessuno dei due. Il richiamo a entrambi i candidati è immediato, ma in verità i punti in comune si elencano a stento; c’è in piccola parte l’alienazione dalla società contemporanea dei primi e anche la cruda critica della stessa dei secondi, ma ascoltando i giovani milanesi, Rimbaud e Piero Pelù non sono certo i primi accostamenti che verrebbero da fare. Musicalmente, più che la band fiorentina, i Maudit cercano di essere i Foo Fighters italiani.
Linee post-grunge dai Bpm sempre alti sulle quali si infrange il tocco di personalità della formazione: la voce graffiante di Davide Carrone. Il cantante non sfoggia grandi abilità tecniche ma il suo tono caldo non lascia indifferenti. Colpisce nel segno soprattutto nei pochi casi in cui accelera il ritmo e velocizza l’incastro delle parole per dare un sfumatura tra il rap e lo spoken word (come in “Tempi Migliori” e nel finale di “Milano”). Sarebbe però fuorviante dare tali etichette, sia perché l’utilizzo che ne viene fatto riprende i segni distintivi molto alla lontana, che per la presenza sporadica limitata a singole parti di alcune tracce. Più che una caratteristica che permetta di fare celebri accostamenti, appare come una piccola sperimentazione per diversificare i pezzi. A livello del cantato è però una delle parti che convince di più e delle quali sarebbe interessante vedere uno sviluppo.

I ritmi frenetici si ripercorrono lungo tutto l’album e vengono accompagnati da liriche taglienti che ben si amalgamano con la strumentale. Tutti i brani sembrano influenzati dall’ambiente urbano narrato in “Milano”, il quale può essere considerato il centro su cui gira il resto. Il pezzo rovescia l’archetipo della canzone dedica alla propria città; se gli Articolo 31 - tra gli altri - cantavano di una Milano grigia ma nel complesso viva, famigliare, i Maudit fanno il gioco opposto e narrano di una metropoli piena di possibilità ma anche cruda.
La capitale economica italiana è il luogo della disillusione, dove si infrangono i sogni. Una canzone che funziona a trecentosessanta gradi e sulla cui scia si pongono la maggior parte dei brani, come per esempio “Schiavo” e “Cattivo”, mentre l’unico accenno di distinzione è dato da “Juliet”, che ricorda simultaneamente la cover di “Feeling Good” dei Muse nella melodia e “Money” dei Pink Floyd nel ritmo.

“Maudit” è in sostanza un mini-Lp - appena venticinque minuti di musica - una scelta saggia che permette alla band milanese di non perdersi in fronzoli ed evitare di calcare troppo la mano; anche perché arrivati all’ultima traccia, la sensazione è che nella direzione intrapresa da quest’album abbiano dato quasi tutto il possibile.
La prima pubblicazione del gruppo rimane un disco robusto, un concentrato di rock dalle liriche ben delineate e dal suono mai sporco nonostante l’aggressività. Convince e lascia intravedere anche del potenziale per qualcosa di differente, che dia maggiore risalto alla loro personalità.

(22/04/2015)

  • Tracklist
  1. Tempi Migliori
  2. Milano
  3. Colpevole
  4. Schiavo
  5. Alta Tensione
  6. Juliet
  7. Cattivo
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