Byron Metcalf / Steve Roach / Rob Thomas

Monuments Of Ecstasy

2015 (Projekt) | tribal-ambient

L'ultima di Steve Roach e Byron Metcalf assieme era corrisposta al primo, vero grande disco firmato dai due in coppia, quel “Tales From The Ultra Tribe” che due anni fa segnò il vertice del tribalismo trancedelico inaugurato ed evoluto negli anni precedenti. Un disco ad oggi sottovalutato nella mastodontica produzione del californiano, cui aveva fatto eco pochi mesi dopo l'interessante “Medicine Work”. Un lavoro concepito e realizzato dal solo Metcalf in cui era comparso come secondo firmatario, per la prima volta, l'australiano Rob Thomas, accreditato principalmente come strumentista specializzato nel digeridoo.

Due anni dopo, Projekt annuncia la formazione di un inedito act che vede i tre riuniti e pubblica quasi sottovoce il loro primo parto, la cui copertina già lascia pochi dubbi. Il richiamo al Roach “australiano” e al tema del deserto è palese, così come la collocazione del disco in fila indiana dietro ai vari capitoli su cui il maestro dell'ambient music ha costruito questa parte del suo lungo e lastricato percorso - dal primo, pessimo quanto necessario "Australia" al “solito” immortale “Dreamtime Return”, passando per la (spesso purtroppo dimenticata) coppia “Western Spaces”-“Desert Solitaire" e, fra gli altri, al più recente “Day Out Of Time”. Eppure, stavolta le novità sono parecchie.

La prima di queste è il fatto che Metcalf arrivi per la prima volta a prendere un parziale sopravvento, dominando una prima fase di disco che porta la ricerca del californiano sulla tradizione ritmica aborigena alle conseguenze più estreme da metà Novanta. La lunga odissea percussiva di “Monuments Of Trance” è il cuore pulsante della progressione, che qui accelera in maniera impercettibile guidando verso uno stato di ipnosi profonda e irreversibile. A fargli da contrappunto la lunga (e altrettanto austera) immersione introduttiva di “Archaic Layers” e la raffica di “Molecules Of Momentum”, in cui sembra davvero di tornare ai tempi di “Origins”.

Già nel mezzo di queste lunghe tempeste di sabbia rossa, però, il rifugio a suon di arpeggiatori di “Primal Analog” costituisce un'eccezione capace di mantenere lo stato di trance pescando dal repertorio più kosmische-oriented di Roach. Un ritorno in auge dei sintetizzatori del maestro pronti a intrecciare una tela elettronica per contenere da questo punto in poi le esondazioni percussive, nonché, infine, a prendere il controllo del soundscape nella scia di luce della conclusiva “This Place On Earth”, nella quale invece gli altri strumenti tendono progressivamente a farsi da parte, abbandonando uno per volta la scena.

La vera sorpresa sta però a metà della seconda fase del disco e ne costituisce l'ossatura portante: è la title track, una cavalcata blu notte che nasce in seno a rumori e disturbi trans-umani per poi essere lentamente sovrastata da una scia armonica prima e da una linea melodica (!) poi, entrambe affidate a Roach. Una sorta di canto dal cuore più profondo del deserto, di trasposizione in chiave impressionista di un tribalismo ambientale fino ad oggi (e, in tutto il resto del disco, ancora oggi) immersivo per sua stessa definizione. Un tassello che mancava nella carriera di Roach, forse non sufficiente a convincere i detrattori del valore complessivo di un disco magistrale. Al solito, più del solito.

(26/01/2015)

  • Tracklist
  1. Archaic Layers
  2. Monuments Of Trance
  3. Primal Analog
  4. Molecules Of Momentum
  5. Monuments Of Ecstasy
  6. This Place On Earth
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