Mew

+-

2015 (Play It Again Sam) | art-pop

Dove avevamo lasciato i nostri eroi? Ah sì, era il 2009. L’anno della svolta per la band danese, grazie all’album “No More Stories” che, non fa male ripeterlo, fu straordinario. Per chi scrive, uno dei più significativi della decade scorsa, grazie al perfetto equilibrio fra dritto e tortuoso, liscio e ruvido, graffiante e sognante. Un album funambolico ma solido, in cui ogni cambio di tempo o atmosfera lasciava sbigottiti, in cui ogni canzone si legava all’altra con acrobazie e prese a mezz’aria capaci di sorprendere l’ascoltatore di brano in brano, passando da ballate dreamy ("Sometimes Life Isn’t Easy") a influenze progressive e math ("Introducing Palace Players"), da richiami esotici ("Hawaii") a elettronica e synth-pop ("Tricks Of The Trade").

Mentre fino ad allora la band aveva pubblicato gli album a intervalli ragionevoli di tempo, sempre entro i tre anni, questa volta l’attesa è stata molto più lunga: ce ne son voluti ben sei - e se vi chiedete il perché, potete leggere la nostra intervista.
Gli appassionati dei Mew si sono ritrovati quindi ad ascoltare questo “+-“, ovvero plus minus, con una forte aspettativa mista a timore di rimanere deluso. Cosa avranno tirato fuori fuori dal cilindro i ragazzi di Copenaghen?

Inutile tergiversare: è un altro numero da applausi. "+-" è un bell’album, con due-tre pezzi che entreranno di sicuro fra i classici della band. A partire dai singoli: “Satellites”, perfetta opening track, brillante, aperta, pulsante; poi “Water Slides”, con una vibrante sfumatura elettronica e un ritornello-killer, una linea vocale saliscendi che spicca sin dai primi ascolti. Ecco, i ritornelli: la band di Jonas Bjerre dimostra ancora una volta di sapere scrivere melodie incredibilmente belle - vedi anche “Interview The Girls”; si esagera solo in “The Night Believer”, fin troppo zuccherosa.

Il chitarrista Bo Madsen mette invece in mostra il suo talento come riff-maker quando c’è da spingere sull’acceleratore, ad esempio nella fulminante “Witness”. Qui, come in “Satellites”, i Mew si dimostrano maestri di ritmo e melodia, dando vita a una miscela irresistibile. Restando in tema di sei corde e velocità, non possiamo non menzionare “My Complications”, dove si sente la mano di Russell Lissack, chitarrista dei Bloc Party che ha collaborato alla scrittura del brano.
C’è anche spazio per ritmi funky (“Making Friends”) e atmosfere esotiche à-la “Hawaii” in “Clinging To A Bad Dream”. Insomma, il solito mix di generi in salsa Mew.
Chiudono l’album i due pezzi a più lungo minutaggio: “Rows”, che fluttua per quattro minuti prima di distendersi, e la commovente ballata “Cross The River On Your Own”.

“+-“ conferma la grandezza dei Mew, ormai nell’olimpo delle band europee. L’album brilla: non abbaglia come “No More Stories”, ma sarebbe troppo pretendere così tanto. Per nessuno dei suoi ben 58 minuti di durata perde di freschezza: non eccelle, ma non annoia mai. L'attesa è stata giustificata, in fin dei conti.

(30/04/2015)

  • Tracklist
  1. Satellites
  2. Witness
  3. The Night Believer
  4. Making Friends
  5. Clinging To A Bad Dream
  6. My Complications
  7. Water Slides
  8. Interview The Girls
  9. Rows
  10. Cross The River On Your Own




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