Micachu

Good Sad Happy Bad

2015 (Rough Trade) | alt-pop, avant-pop

La britannica polistrumentista Mica Levi s’inventa la sigla Micachu nella seconda metà dei 2000. Il suo primo “Jewellery” (2009), prodotto da Herbert, è una parata di canzoncine deviate (“Vulture”, “Sweetheart”, “Eat Your Heart”) su un fitto ritmo disco-balera, che associano gag elettroniche con un andazzo androide all’irruenza del foxcore e a un arrangiamento povero e campagnolo. Ciò che ne risulta, a parte la prosecuzione della missione delle Blectum From Blechdom, è un'appassionante declinazione dell’avant-pop per il nuovo decennio.

Il secondo “Never” (2012) contiene ancora novelty virulente e dinamitarde, come “Nowhere”, ma in generale prova a stemperare l’intensità totale e maniacale per aprirsi maggiormente al pubblico (non per niente le canzoni aumentano di quel tanto il minutaggio).
Inframezzati a questi album sono mixtape e progetti paralleli, tra cui “Chopped & Screwed” (2011) con l’accompagnamento della London Sinfonietta, e il più rilevante “Under The Skin” (2014) a nome Mica Levi, colonna sonora della pellicola di Jon Glazer, uno dei più spettrali downtempo che si ricordi.

Forse proprio l’umore plumbeo di questa score fa sì che il dadà della sigla principale si spenga, o perlomeno si adombri, per il terzo “Good Sad Happy Bad”. Le sue cantilene non acchiappano più, anzi sembrano accontentarsi del loro stato larvale: “Dreaming”, delle “Sad” e “L.A. Poison” in cui si accompagna con la batteria e tre note in croce di tastiera, oppure persino una “Waiting”, con solo un allarme elettronico in bassa qualità.
A parte quelle che sembrano essere poco più di semplici prove, un vero apice Royal Trux-iano Levi lo trova in “Unity”, body music per grugniti e canto apatico e sfasato, ma è l’unico raggiungimento di una lunga serie di brani svampiti, da “Suffering” a “Sea Air”, da “Crushed” a “Oh Baby”.

Sempre coadiuvata dalla sua backing band, gli Shapes (Raisa Khan e Marc Pell), Levi ha fatto un disco fiacco, scipito e spartano che non muta in arma il suo scazzo scalcagnato. Almeno in parte si ricordano certi episodi, una forma di comunicazione tra registri bambineschi e apologia metropolitana. In tutti gli altri suonano come un complessino di svogliati freak in prepensionamento. Un buon esempio di musica anti-empatica, un brutto esempio di musica anti-emotiva. Meglio il ciclopico mixtape "Feeling Romantic Feeling Tropical Feeling III" (2014).

(18/09/2015)

  • Tracklist
  1. Sad
  2. Relaxing
  3. Dreaming
  4. Sea Air
  5. Thinking It
  6. Crushed
  7. Oh Baby
  8. Waiting
  9. Unity
  10. Peach
  11. L.A. Poison
  12. Hazes
  13. Suffering
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