Modest Mouse

Strangers To Ourselves

2015 (Epic) | alt-rock, wave

I dischi dei Modest Mouse si aspettano sempre con smania. Una smania in questo caso proporzionale al fatto che il recentissimo “Strangers To Ourselves” arriva a otto anni dal precedente “We Were Dead Before The Ship Even Sank” (Columbia, 2007). Stavolta non ci sono più lo storico bassista Eric Judy e la guest star Johnny Marr alla chitarra. Ci sono però molti anni di tour ‘addosso’ che, a detta del leader del gruppo Isaac Brock, hanno rallentato l’elaborazione di un nuovo disco.

Il punto di partenza di questa lunga gestazione è lo stato di equilibrio raggiunto nel 2004, quando il suono ruvido, secco e spigoloso di “The Lonesome Crowded West” (Up, 1997) diventa la materia grezza per cesellare l’indie-rock raffinato di “Good News For People Who Love Bad News” (Epic, 2004). Da allora i Modest Mouse consolidano il loro sound provando comunque a fare qualcosa di diverso, come in “Strangers To Ourselves”.
Spiazza la tenerezza del primo brano, che porta il nome del disco, emblematico di quelle due anime recalcitranti nei Modest Mouse tanto da ricordare l’incipit dolciastro di “The Moon & Antarctica” (Epic, 2000). Un bell’inizio a cui segue uno strana collezione di canzoni. Tra ammicchi ad Arcade Fire (“Lampshades Of Fire”, “Wicked Campaign”), Timber Timbre (“Shit In Your Cut”, “Be Brave”) e Talking Heads (“Ansel”, “The Ground Walks With Time In A Box”), con due derive tra il rap e il pop che finiscono in caciara (“Pistol (A. Cunanan, Miami, FL. 1996)”, “Sugar Boats”), “Strangers To Ourselves” è un album a tratti faticoso, con pochi spunti nuovi che non riescono a tenere alta l’attenzione fino in fondo.

La disomogeneità che lo contraddistingue, probabilmente frutto anche delle cinque produzioni (lo stesso Brock, Clay Jones, Brian Deck, Tucker Martine, Andrew Weiss), e che avrebbe potuto esserne un punto di forza, rende il disco eccessivamente sfrangiato. Parliamo comunque di una band con una capacità di songwriting e arrangiamento di grande qualità, che cerca sempre di espandere la propria palette timbrica (nel disco, per esempio, troviamo anche metallofoni e ottoni).
Ci sono infatti delle chicche che spiccano, come la già citata “The Ground Walks With Time In A Box”, col suo esaltante groove post-punk, la ballad “Coyotes” e qualche brano à-la Modest Mouse come “Pups To Dust”. “Of Course, We Know” chiude il disco allentandone il tempo e riconciliandosi idealmente con l’incipit.

“Stranger To Ourselves” sarà probabilmente una nuova dipartita, più che altro perché potrebbe risultare sterile per i Modest Mouse replicare un disco del genere. Forse sarebbero auspicabili soluzioni più estreme, che esplorino territori ignoti non solo riguardo alla texture, ma anche al songwriting, solitamente punto di forza di Brock. 

(07/04/2015)

  • Tracklist
1. Strangers to Ourselves
2. Lampshades on Fire
3. Shit in Your Cut
4. Pistol (A. Cunanan, Miami, FL. 1996)
5. Ansel
6. The Ground Walks, with Time in a Box
7. Coyotes
8. Pups to Dust
9. Sugar Boats
10. Wicked Campaign
11. Be Brave
12. God Is an Indian and You're an Asshole
13. The Tortoise and the Tourist
14. The Best Room
15. Of Course We Know
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