Neon Indian

VEGA INTL. Night School

2015 (Transgressive/Mom & Pop) | chillwave, hypnagogic pop

Sono trascorsi quattro lunghissimi anni dall’ultima apparizione di Alan Palomo, aka Neon Indian. Quattro anni in cui l’ondata ipnagogica (o chilly, fate un po’ voi) è svanita gradualmente, o quasi, talvolta discioltasi nelle sfumature stilistiche più disparate per la gioia di tutto coloro che ne sentenziavano l’inesorabile declino già pochi giorni dopo la strampalata (ma doverosa) definizione di David Keenan sulle pagine di The Wire. Hype o meno, la bontà di molti dei musicisti legati a questa scena virtuale ha comunque mantenuto un suo peso nei meandri di certo elettro-pop alternativo, quindi i vari Washed Out, Toro Y Moi, l’intrigante progetto di Daniel Lopatin, Oneohtrix Point NeverCom Truise e Blackbird Blackbird. Altri, invece, sono praticamente finiti nel dimenticatoio, in particolar modo Dayve Hawk, aka Memory Tapes, a conti fatti uno dei pionieri del fenomeno, nonché titolare del disco-icona di tutta la chillwave, quel “Seek Magik” del 2009 ancora oggi il miglior esempio sulla piazza da fornire ai posteri.

Nonostante l’apparente semplicità di certe costruzioni pop-elettroniche, il buon Palomo ha impiegato ben quattro anni prima di stendere il suo terzo Lp, per la precisione un album doppio che riesce a mantenere intatte le maniere pimpanti e nostalgiche del primo passato, tra synth-giocattolo, riferimenti sonori alla luminosa stagione dei telefilm spaziali statunitensi dei primi anni Ottanta e dei videogame in salsa stellare che in quegli stessi anni riempivano le sale da gioco del nuovo e del vecchio continente.

A tale strutturale inclinazione, va aggiunta una nuova propensione nel mescolare elementi funky propri del Prince più laccato (la caldissima ballad “Baby’s Eyes”) e certe ondulazioni sintetiche del Ray Parker Jr. periodo “Woman Out Of Control”. Insomma, una bella poltiglia di soluzioni sonore, atte a condurre l’ascoltatore nel calore degli Eighties più pomposi.
Nell’album spuntano financo ritmiche più spinte e calienti, come accade nel reprise di “Slumlord”, la successiva “Slumlord’s Re-Lease”, con tanto di coretti balearici e bonghi in midtempo, o nel techno-pop alienato e confuso di “Techno Clique”. 

Di certo, al produttore di origini messicane non manca la fantasia e la volontà di stravolgere alla sua maniera partiture sintetiche proprie del synth-pop più stralunato, inserendole in un immaginario volutamente birichino, allegro, vacuo e cafone al tempo stesso. Un gioco di intenti sensazionalistico sulla breve distanza, ma che alla lunga crolla ed evapora, mostrandosi eccessivamente soporifero e senza lasciare alcun segno ad ogni singolo passaggio, eccezion fatta per “Annie” e la sua irresistibile andatura hyper-reggae dal piglio vagamente hawaiano.

(16/10/2015)

  • Tracklist

1. Hit Parade
2. Annie
3. Street Level
4. Smut!
5. Bozo
6. The Glitzy Hive
7. Dear Skorpio Magazine
8. Slumlord
9. Slumlord’s Re-Lease
10. Techno Clique
11. Baby’s Eyes
12. C’est La Vie (say the casualties!)
13. 61 Cygni ave.
14. News From the Sun (live bootleg)

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