Nicolas Jaar

Pomegranates

2015 (Other People) | ambient, microhouse, idm

Con una mossa a sorpresa, Nicolas Jaar pubblica una personalissima colonna sonora di “Sayat Nova”, film del 1968 di Sergej Iosifovič Paradžanov uscito in Italia con il titolo “Il colore del melograno”. Un’opera d’avanguardia, in cui il regista armeno si concentrava sulla vita del poeta Sayat Nova (1712-1795) attraverso una calibrata messa in scena, fatta di inquadrature evocative, tutte giocate su simbolismi, cromatismi accentuati e movimenti lenti e geometrici.

Jaar entra nel labirinto visivo di Paradžanov e segue ogni singolo frame con dedizione maniacale, tanto che in più di un’occasione sembra quasi di riuscire a percepire con tutto il corpo il calore della pellicola che scorre dinanzi ai nostri occhi (ascoltate, per esempio, le brume nostalgiche di Burial trasformate in una sorta di preghiera pagana in “Pass The Time” o i field recordings e le voci che si perdono oltre profondità frastagliate in “Survival”).
Incastonato tra le misteriose oscillazioni cosmiche di “Garden Of Eden” e i titoli di coda per pianoforte di “Muse”, "Pomegranates" avanza tra granuli immaginifici, scorie ambientali e disseminazioni concretiste, inclinando, spesso e volentieri, lungo punti di fuga rizomatici, conducendoci lungo la navigazione di un vasto oceano sonoro in cui le geometrie, gli equilibri instabili e le allegorie del film si stemperano in una miriade di significanti emozionali. 

Tra sorgenti sonore molteplici, sample vocali, increspature e sospensioni ambientali, il disco incrocia ipotesi di danze esotiche trasformate in corto circuiti mentali (“The Fool and his Harem”), astrazioni timbriche che scompongono lo spazio d’ascolto in più livelli percettivi (“Fall Into Time”), deformazioni oniriche (“Near Death”, “Three Windows”), esperimenti di surrealismo Idm (“Beasts Of This Earth”), panoramiche sornioni (“Folie à Deux”), romanze pianistiche (“Divorce”), metamorfosi espressioniste (“Construction”), influssi di musica tradizionale armena più o meno scoperti (“Touristas”, “Screams At The Edge Of Dawn”), liturgie celestiali (“Volver”), invocazioni diffratte (“Spirit”) e finanche una poderosa take techno devastata da mannaie Faust e orge industrial (“Kapital”). Man mano che i minuti scorrono, anche la musica va guadagnando in complessità, seguendo l’evoluzione spirituale del poeta dalla giovinezza fino agli ultimi giorni di vita.
Tra le righe, il tempo che continua a scorrere imperterrito e pregno di eternità.

(14/05/2015)

  • Tracklist
  1. Garden of Eden
  2. Construction
  3. Pass the Time
  4. Survival
  5. The Fool and his Harem
  6. Being and Nothingness
  7. Near Death
  8. Beasts of this Earth
  9. Fall into Time
  10. Folie à Deux
  11. Screams at the Edge of Dawn
  12. Divorce
  13. Three windows
  14. Touristas
  15. Shame
  16. Tower of Sin
  17. Kapital
  18. Volver
  19. Spirit
  20. Muse

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