Notwist

The Messier Objects

2015 (Alien Transistor) | post-kraut, avant-chamber, library music

Non era mai successo, in venticinque anni, che i Notwist pubblicassero due dischi in meno di un anno. Mai nel corso della loro costante mutazione, della loro ricerca senza ostacoli né compromessi, un prodotto a loro firma ci aveva messo così poco a dirsi completo, sviluppato, pur sembrando a conti fatti decisamente frastagliato. E mai, a dirla tutta, si era parlato così poco di un disco dei Notwist, per lo meno da quando si sono imposti come una delle realtà più originali e atipiche della sperimentazione contemporanea.

A spiegare queste curiose controtendenze basta il presupposto della reale fattezza di questo “The Messier Objects”: quella di una raccolta di B-side, di brani collezionati negli anni nel corso di una sostanziale attività parallela, dedicata a comporre per conto di terzi, in gran parte dei casi legati al mondo del teatro, del cinema, della televisione e della radio. Un po' il loro "Villa Wunderbar", insomma. E tale natura amorfa contribuisce anche a giustificare il carattere eterogeneo, sia per stile che per qualità, dei sedici “oggetti” più uno che compongono la tracklist del disco.

Come di consueto, i Notwist non si accontentano però del semplice atto pratico: ecco dunque che un gruppo di composizioni che nascono sulla carta senza nulla in comune – eccetto gli autori – si ritrovano convertite in parti di un concept unico, diviso in due grandi blocchi, improvvisamente tenute insieme da un legame di sangue mai esitito prima. Ed è proprio questo il grande limite di un disco che va giudicato per quel che è, ovvero nulla più di una curiosità per completisti, un biscotto goloso per gli amanti della seconda fase della band, ma sostanzialmente privo di nutrienti.

Il tutto è ri-eseguito in serie così da dare per lo meno una continuità di fatto ai brani, che per il resto inscenano un collage fra mille mondi possibili e non sempre conciliabili. Qualche gemma, a dire il vero, non manca: dall'introduzione ovattata per field recording, input e chitarre del primo “Object” alla miniatura melodica del sesto, passando per la trancedelia del decimo, fino ad arrivare alla quiete serena del tredicesimo e alla distesa sintetica del diciassettesimo e ultimo.
Quel che manca è un filo conduttore che giustifichi la scelta di edificare una sinfonia in due movimenti sostanzialmente sul nulla. Come se un film potesse nascere dall'unione di diapositive sparse...

(10/02/2015)

  • Tracklist
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  16. Das Spiel Ist Aus
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