Ólafur Arnalds & Alice Sara Ott

The Chopin Project

2015 (Mercury Classics / Universal / Deutsche Grammophon) | modern classical

Cosa possiamo aggiungere oggi a Fryderyk Chopin? Che sostanziale contributo si può dare al suo repertorio dopo le miliari registrazioni di Rubinstein, l'impeccabile mimesis di Benedetti Michelangeli, la furia giovanile di Pollini e la sensibilità di Martha Argerich? È ammirevole il modo in cui le storiche Mercury e Deutsche Grammophon (qui in tandem con Universal) si pongono per prime una simile domanda, riservando sempre più ampio spazio alla generazione modern classical, affermatasi nei primi anni Duemila e oggi nel pieno della sua produzione e notorietà presso il pubblico.
“The Chopin Project” è una delle risposte possibili da parte di quelli che sono un po' i “manieristi” del nostro tempo, il cui stile non rischia di compromettere la reputazione di un marchio ben più che consolidato, ma al contempo lo attualizza e lo avvicina agli ascoltatori più giovani. Lo scorso anno la consacrazione è stata raggiunta da Max Richter con una quadrupla retrospettiva, nel 2015 è finalmente il momento di Ólafur Arnalds, per la prima volta nel roster DG.

Come accadde per il duo di “Silfra”, il compositore islandese viene affiancato da una giovane e stimata pianista della prestigiosa etichetta: Alice Sara Ott, che oltre ai maestri dell'Ottocento ha di recente affrontato alcune trascrizioni di Stravinsky, Rimsky-Korsakov e Ravel al fianco dell'eclettico collega Francesco Tristano (“Scandale”, 2014).
La chiave di lettura attraverso la quale possiamo immaginare essersi svolto il lavoro di Arnalds – in sede di composizione e arrangiamento – è un rinnovato senso di romanticismo, quella straordinaria capacità di Chopin nell'unire grandeur e solennità a un profondo intimismo; sta poi ai nostri contemporanei metabolizzare e rivivere quel pathos attraverso il loro sentire personale, e Arnalds decide di farlo ponendo l'accento sui dettagli apparentemente secondari dell'esecuzione. Lasciar trapelare tra le pieghe dell'incisione il fruscio meccanico di un vecchio pianoforte, il respiro assorto o l'humming involontario della Ott è un modo discreto ed efficace per aggiungere (letteralmente) un fiato di vita al capolavoro immanente, senza per questo tradirne l'essenza né sminuirlo. Il feltro appoggiato sulle corde del pianoforte – da necessità e intuizione di Nils Frahm – è l'espediente ultimo per attutire ulteriormente l'azione dei martelletti e ottenere così un suono imperfetto ma confortante.

Impreziosito dai contributi di una piccola formazione cameristica guidata dal violino solo di Mari Samuelsen, il progetto ci viene consegnato in modo così spontaneo da percepirlo come frutto di una sola entità. Passato e presente si fondono armoniosamente nell'allestimento sonoro di Arnalds, che ondeggia per istinto da Chopin al suo ricordo – un Notturno che sfocia nella "Reminiscence" – e di nuovo dalla memoria dei sensi alla carta secolare ("Eyes Shut - Nocturne in C Minor"), come se prima o poi le diverse epoche fossero state destinate a rispecchiarsi l'una nell'altra.
L'ultimo struggente preludio, brano dall'espressività attualissima, è in grado di suggellare e dare senso all'intero, conciso progetto: il confronto con i maestri immortali può rivelarsi un viatico per la maturità artistica che, come sempre, non sta necessariamente nell'invenzione ex novo bensì nel sintonizzare uno stile e una visione uniche con i linguaggi del proprio tempo.

(30/03/2015)

  • Tracklist
  1. Verses
  2. Piano Sonata No.3: Largo
  3. Nocturne in C Sharp Minor
  4. Reminiscence
  5. Nocturne in G Minor
  6. Eyes Shut - Nocturne in C Minor
  7. Written In Stone
  8. Letters Of A Traveller
  9. Prélude in D Flat Major ("Raindrop")


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