Panda Bear

Panda Bear Meets The Grim Reaper

2015 (Domino) | psych-pop

Dark cloud descended again
And a shadow moves in
Dark cloud descended again
And a shadow moves in the darkness
(da "Boys Latino")

 

Noah Lennox aka Panda Bear. Il pifferaio magico, il Brian Wilson del nuovo millennio, l'esperto alchimista con la faccia da bambino, l'hippie dalla voce bianca lanciata nello spazio profondo.

Se in “Young Prayer” e soprattutto “Person Pitch” si celebra la Festa della Melodia con un tripudio free-folk, infinito tanto nel minutaggio quanto nella bellezza, in “Tomboy” l'intento è di delineare meglio i confini di una psichedelia solare e zuccherina, questa volta perfettamente raccolta in forma-canzone.
Prodotto ancora una volta da Peter Kember e anticipato dall'Ep “Mr Noah”, ora arriva “Panda Bear Meets the Grim Reaper”, titolo piuttosto inusuale per le celesti armonie lisergiche di Lennox (il “Grim Reaper” è infatti letteralmente il “Triste Mietitore”, la personificazione della morte). Il ragazzo di Baltimora, ormai trapiantato stabilmente in Portogallo, assembla un altro pregevole patchwork digitale sulla falsariga del precedente: quindi via libera all'elettronica, con l'intento dichiarato di condensare la magia del suo genio melodico in quadretti sonori sempre più pieni e circoscritti.

Definire i confini, quindi. Pensiamo alla parabola degli Animal Collective, che dagli sghembi e allucinati bozzetti freak di “Here Comes The Indians” e “Sung Tongs” approdano gradualmente a uno psych-pop di chiara matrice elettronica. Parallelamente, anche Panda Bear completa la trasposizione da un universo aperto e floreale tracciato da rumori d'ambiente, chitarre acustiche (qui praticamente inesistenti) e loop strumentali, per giungere a una summa stilistica più delineata e compatta, spaziando indistintamente dall'electro-pop alla neo-psichedelia. I risultati? Molto spesso ottimi (vi ricordate “Slow Motion”, “Surfer's Hymn” o “Last Night At The Jetty”?), altre volte meno convincenti.

Passiamo alle canzoni. “Panda Bear Meets The Grim Reaper” è un disco vitale, pulsante e pieno di slanci interessanti, in cui però forse manca la vera e propria punta di diamante. I due singoli “Mr Noah” e “Boys Latino” confermano la straordinaria capacità di Lennox di tirare fuori refrain densi e appiccicosi fin dal primo ascolto, in una prima parte di album in cui la melassa elettronica di “Crossword” rappresenta forse il frammento più pop e potenzialmente più accessibile al grande pubblico. 
Intanto la voce eterea di Lennox si divincola dai mulinelli metallici e claustrofobici di “Come To Your Senses”, svelando ancora una volta l'ormai collaudata coesistenza fra dolcezze e armonie vocali e tappeti di beat stratificati e paludosi mutuati dal Collettivo. Un binomio che, come detto, non sempre porta ai risultati sperati (le piatte “Butcher Baker Candlestick Maker” e “Principe Real”).

Siamo quindi arrivati nel cuore pulsante del disco, un flusso di coscienza che sfocia nelle atmosfere ovattate e subacquee di “Tropic Of Cancer”, in cui un arpeggio gentile accompagna la rarefatta, commovente e bellissima dedica al padre, scomparso prematuramente per un tumore al cervello e a cui da più di dieci anni Lennox non manca di rivolgersi ("When they said he's ill/ laughed it off as if it's no big deal/ What a joke to joke, no joke... and you can't get back, you won't come back, you can't come back to it"). Una tensione intimista che rintracciamo anche nella successiva “Lonely Wanderer”, figlia legittimissima di quel capolavoro avant-folk che risponde al nome di “Feels”, con il Panda che recita al cielo la sua preghiera su un giro di piano lacrimogeno mentre tutt'intorno svolazzano riverberi elettronici e angelici vocalizzi. Due gemme purissime, estranee al contesto certamente più dinamico del disco.
Il sorriso e la luce tornano a splendere in “Selfish Gene”, rimando analogico al sogno californiano dei Beach Boys, per poi arrivare al mantra di “Acid Wash” che riapre le porte di quella comune celeste creata nel 2007, anno in cui “Person Pitch” si fece conoscere al mondo in tutto il suo splendore.

In conclusione, possiamo affermare che il primo album degno di nota del 2015 porta la firma del Panda. Il suo Capolavoro (quello vero ed eterno) è però sempre lì, racchiuso in quella strana copertina raffigurante una piscina piena di bambini sperduti e animali in via d'estinzione.

(07/01/2015)

  • Tracklist
  1. Sequential Circuits 
  2. Mr Noah
  3. Davy Jones' Locker
  4. Crosswords
  5. Butcher Baker Candlestick Maker
  6. Boys Latin
  7. Come to Your Senses
  8. Tropic of Cancer
  9. Shadow of the Colossus
  10. Lonely Wanderer
  11. Principe Real
  12. Selfish Gene
  13. Acid Wash


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