Per Bloland

Chamber Industrial

2015 (Tzadik) | contemporanea, industrial, noise

La carica innovativa delle composizioni di Per Bloland risponde perfettamente alla mission di John Zorn e della sua ventennale etichetta Tzadik: accogliere nel proprio catalogo alcune delle proposte più entusiasmanti e, purtroppo, misconosciute del panorama contemporaneo. Per la prima volta Bloland ha occasione di raccogliere, su un disco a lui solo dedicato, cinque brani che ritraggono un profilo artistico tanto nitido quanto sfaccettato, totalmente calato nel “discorso” delle nuove avanguardie. Ad assisterlo undici talentuosi elementi dell'Ecce Ensemble, diretto da Jeffrey Means.

Sono due, in particolare, i componimenti cruciali che vanno incontro all'idea di un crossover tra industrial e musica da camera. “Solis-EA” vede dialogare il percussionista Mike Truesdell con le live electronics di uno strumento a otto corde: preparato con un forte livello di distorsioni e feedback, esso risponde attivamente alle risonanze di varia intensità delle percussioni tonali (piatti, gong, campane etc.) arrivando a raggiungere frequenze noise degne di Prurient.
“Wood Machine Music” rievoca invece lo scandalo della performance elettrica di Lou Reed, ponendo però l'accento sulle potenzialità rumoristiche di un quartetto d'archi assieme a clarinetto, percussioni ed elettronica: il ruvido grattare sulle corde e su superfici laminate con pezzi di legno unisce l'estetica cacofonica di Helmut Lachenmann agli incubi siderurgici dei primi Einstürzende Neubauten; la qualità atonale e anti-descrittiva del brano è confutata soltanto dal lamento lineare del clarinetto basso, che sovrasta il wall of sound con effetto allarmante.

Gli altri tre brani sono decisamente più allineati ai linguaggi condivisi della nuova musica. “A Drift Of Swine” – quartetto per flauto, clarinetto, pianoforte e contrabbasso – è ispirato a una parodia de “La fattoria degli animali” di George Orwell, e il tono vivace ma grottesco assunto da Bloland fa pensare a un Romitelli al netto di correnti elettriche e acidi in circolo (d'altronde l'eco dei suoi “Golfi d'ombra” si faceva sentire anche nel primo pezzo).
Lo scenario desertico di “Of Dust And Sand” è delineato dal soffio subliminale di un sassofono e da un pianoforte preparato elettromagneticamente, trovata geniale che lo trasforma in “una sorta di anti-piano”: i dodici magneti ricevono segnali audio e stimolano di rimando le rispettive corde, così che queste ultime debbono essere stoppate manualmente per non suonare, anziché percosse. È questo il vero colpo di genio all'interno del lotto, almeno sulla carta.

In chiusura, un duo per flauto e percussioni che, come nei “Sonetti a Orfeo” di Rilke dai quali riprende il titolo, si configura come un tributo alla spinta vitale e creativa che può scaturire da una morte improvvisa. Il vocabolario è quello dei fiati di Sciarrino, ma la libertà e il dinamismo rimandano alla rivoluzionaria “Sequenza” di Berio.
Un programma apparentemente ineccepibile che punta tutto sull'originalità dei mezzi adottati: purtroppo l'attrazione di queste invenzioni risiede anche nella loro componente fisica e gestuale, aspetto quasi sempre fondamentale nell'ambito della composizione odierna. Possiamo ricostruire lo scenario con la nostra immaginazione, ma fermandosi al lato acustico rimane la curiosità di fare un'esperienza più completa.

(14/05/2015)

  • Tracklist
  1. Solis-Ea
  2. A Drift Of Swine
  3. Wood Machine Music
  4. Of Dust And Sand
  5. ...Walk Now And Then Into The Breath That Blows Coldly Past...
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