Perils

Perils

2015 (Desire Path) | ambient electronica

Il progetto Perils segna il connubio artistico tra due artisti di punta della scena ambient emergente, Benoît Pioulard (al secolo Thomas Meluch) e Kyle Bobby Dunn. Non solo la loro profonda sensibilità in materia di atmosfere, ma anche e soprattutto un coincidente periodo di passaggio hanno fatto sì che i due si incontrassero tra i rispettivi studi di registrazione, La Berceuse a Seattle e L'auberge de Dunn a Montréal.
Nel 2012, infatti, entrambi si sono trovati ad affrontare una provante fase di spaesamento e incertezza: l'uno a causa del trasferimento dal Regno Unito all'America, l'altro per gli sforzi convogliati nottetempo nella realizzazione del monumentale “Kyle Bobby Dunn And The Infinite Sadness”. Il materiale che oggi compone “Perils” è stato il loro rifugio spirituale, il tentativo di superare lo stallo dedicandosi reciprocamente la propria vena artistica più autentica.

I dieci brani, in media piuttosto brevi, alternano quasi sistematicamente ambientazioni immersive e momenti di songwriting ormai tipici di Meluch: un repertorio di canzoni in stile libero il cui mood generale è più vicino al recente “Sonnet” che al bucolico “Hymnal” (eccezion fatta per la combo voce/chitarra di “Resin”), episodi che in certi casi, purtroppo, non dimostrano di essere una somma delle parti in gioco.
E anche laddove si avverte chiaramente l'impronta melodica di Dunn – sin dalle origini d'ascendenza Stars Of The Lid – è quasi sempre la spessa grana lo-fi di Pioulard a sovrastare lo scenario, creando quell'efficace (quanto forse abusato) effetto “nostalgia istantanea” dei vecchi nastri magnetici.
Tra queste dense contemplazioni, siano esse luminose (“Colours Hide My Face”, “La Brume”) o minacciose (“Leveled”, il drone oscuro di “Maps Of Sinking” introdotto da un'ambigua lullaby), spicca il ruvido e soverchiante crescendo di “All That's Left”, messo in risalto dal sapiente mastering di Rafael Anton Irisarri, altra metà di Orcas assieme a Pioulard.

A conti fatti, nonostante la pur confortante levità di queste melodie diafane, più che quattro mani “Perils” sembra contarne una di meno, lasciandoci col desiderio di aver fatto esperienza di un dialogo più equilibrato e inatteso tra i due talenti, che in ogni caso non mancano di lasciarci qualche nuovo squarcio di meraviglia.

(29/10/2015)

  • Tracklist
  1. Colours Hide My Face
  2. (Dead In The) Creekbed Blues
  3. Leveled
  4. Resin
  5. La Brume
  6. Maps Of Sinking
  7. Flaw
  8. The Unbecoming
  9. All That's Left
  10. It Was Going Great. Until It Wasn't.


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