Port-Royal

Where Are You Now

2015 (n5MD) | pop-elettronica, dance-gaze

Alcune premesse necessarie: i port-royal hanno pubblicato “Flares” dieci anni fa e in dieci anni sono cambiati molto. Quel disco rappresenta per me l’apice di tutto ciò sia stato pubblicato in Italia negli ultimi 20 anni, per strutture, fascinazioni, climax. Né più né meno di - non esagero - un disco dei Labraford. Aggiungo: i due successivi “Afraid To Dance” e “Dying In Time” li pongono su una soglia di eccellenza e costanza difficilmente raggiungibili.

Arriva “Where We Are Now” e parto quindi con tutta l'attesa del caso. Il dramma è che inizio a storcere il naso quasi subito. “Death Of A Manifesto” è il pezzo pop che i port-royal non riescono a tessere, una becera dance da discoteca moldava (qui però rischio di fargli un complimento sapendo della loro passione per l’Est) che è una macchietta. Parte la successiva “Theodor W. Adorno” e l’intro pare un loop di “Palazzo d’inverno” di Crono, e torna a girare tutto a meraviglia: spingono l’acceleratore in modalità antemica con avvicinamento progressivo all’apice. Le loro solite scie di suono (assolutamente uniche e riconoscibilissime tra mille fanno ancora capolino in tutto il disco) qui sono sparate ai quattro venti unitamente al climax post-rockiano, alla stasi della seconda metà, e alla reprise finale.

Il problema sono forse, più che altre volte, i pezzi di raccordo. Il drone in odore di sacralità e Troum (“rovinato” dai carillon finale), l’innocuo e fiacco elettropop di “Alma M”, “Whispering In The Dark” e i suoi volteggi o la chiusura port-royal-prima-maniera di “Heinsenberg” (una “Jeka” trasfigurata dieci anni dopo) lasciano un po’ il tempo che trovano, non danno struttura né sensazione di peso specifico relativo. Si salva la grandeur trance di “Tallin”.
Questo a sottolineare come i nuovi port-royal fatichino sulle brevi distanze o su tutto ciò che non abbia un taglio magniloquente, tuttavia il loro egregio lavoro su quelle lunghe ancora lo svolgono. La componente antemica gioca in questo senso un plus non irrilevante, e “The Last Big Impezzo” segna il passo come lo fu “Balding Generation”: inizio come una “Zobione” - partono in automatico le lacrime - con le chitarre effettate e l’evanescenza che si espande in tutto ciò che avete in vostra prossimità, il beat che entra secchissimo e senza troppi preamboli parte la scalata in un turbinio allucinato di suoni che escono da ogni dove. Poi la stasi, poi nuovamente i muri digitali che paiono panzer. Stesso discorso - ma minor appeal - valga per "Karl Marx Song". 

Questo nuovo lavoro dei port-royal pare un luna-park. Uno di quei luna-park dove ci passi una domenica di novembre. Col grigio e tutto quel contorno di disagio bellissimo. Il dramma è che parte la cassa tamarra-bruttina. Hanno fatto un passo laterale e hanno fallato. I port-royal si sono spostati, laddove "Dying In Time" era la protesi electro-gaze del loro sound, ecco che "Where Are You Now" segna nel contempo l'abbandono del post-rock visionario e ambientale, nonché l'approdo alla deriva dance-gaze. A fare cose brutte a riguardo ci pensano già a sufficienza M83Bvdub. Il titolo dell'album pare quasi profetico di una domanda da porre a loro, dove siete port-royal? La giostra insomma rimane ferma e c'è ben poco di cui andare felici. O forse sono solo io che sono diventato vecchio e non mi so più divertire.

(04/10/2015)



  • Tracklist
  1. Death Of A Manifesto
  2. Theodor W. Adorno
  3. Ain't No Magician
  4. Alma M
  5. The Last Big Impezzo
  6. Tallin
  7. The Man Who Stole The Hype
  8. Whispering In The Dark
  9. Karl Marx Song
  10. Heinsenberg


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