Prodigy

The Day Is My Enemy

2015 (Cooking Vinyl) | big beat, post-hardcore

Il sesto disco in venticinque anni di carriera dei Prodigy inizia con la title track, e già qualcosa sembra non andare. Ricordiamo “Smack My Bitch Up”, e forse ricordiamo troppo bene. Ma no, no: era il 2009 e il disco era “Invaders Must Die”, ecco cosa ricordiamo. Sei anni sono tanti, ma neanche troppi. O forse sì, per una band che di arenarsi ha rischiato più volte. Allora andò così: partenza a razzo e corsa all'impazzata, synth che sfavillano e una forza dirompente che spinge a correre, correre e correre ancora. Ecco, in “The Day Is My Enemy” non c'è niente di tutto ciò: bpm ai minimi storici, “solita” vocina femminile, scoppiettii e qualche rivolo melodico giusto per incalzare la nostalgia. Liam, ma che fine hai fatto? Che fine hanno fatto i Prodigy?

Potrebbe darsi che ci siano. In fondo come partenza potrebbe anche piacere, potrebbero anche essere i Prodigy che fanno i Prodigy "di classe". I Prodigy che fanno i Prodigy maturi, liberati dalla droga e dalle tentazioni, dal peccaminoso e dai rave party, dal punk e dalla furia. D'altronde la “conversione” di Keith Flint (!) e la sua disintossicazione anni fa furono merce da giornali scandalistici. Anni fa, parecchi, era il 2005 e due primavere dopo sarebbe uscito il disco di cui sopra. No, non basta. Liberi da tutto questo, sì, ma anche dai vortici di drum patterns, dalle sferraglianti synth line, dai sample che si facevano assi portanti delle tempeste. Qualcosa non va ed è palese, ma si potrebbe anche non farci caso. Si potrebbe riporre speranze su quel che segue, per esempio.

Si potrebbe: poi però quel che si trova sono l'ottusissima “Nasty” - Maxim Reality che sbraita a caso sulla base per il prosssimo Need For Speed – e “Radio Rebel”, in teoria il ritorno al disagio metropolitano, in pratica la cosa più plastica mai uscita a nome Prodigy. “Ibiza” - ma gli Sleaford Mods dove sarebbero?! - è una “Diesel Power” più paranoica e roboante, ma sotto la confezione buona per gli amanti dello sballo facile (sì, questa contraddizione persiste per tutto il disco) è il vuoto. “Medicine” ha un discreto (fire)starter ma si smarrisce strada facendo fra esplosioni prevedibili e tanto calco. “Destroy” è un tedioso auto-plagio di “Omen”. "Rhythm Bomb" cerca il contatto con il brostep di Skrillex (paradossalmente figlio più che mai dei postumi di "The Fat Of The Lands") facendosi aiutare da Flux Pavillon, ma non fa che riciclare vecchiume.

Sintetizzando: per tre quarti, “The Day Is My Enemy” è il disco dei Prodigy che fanno la caricatura di loro stessi, che pompano i luoghi comuni generatisi inevitabilmente attorno al loro sound e alla loro estetica, e lo fanno senza uno straccio non solo di ispirazione, ma di mera vitalità. Come un corpo morto fatto vibrare da una serie continua di scosse ad alto (ma neanche troppo) voltaggio. Se l'istrionismo se n'era andato da tempo, qui scompaiono anche le melodie killer e l'inesauribile e irrefrenabile forza d'impeto che, sommati al massimo grado, avevano permesso alla band di firmare episodi notevoli anche una volta esauritasi la sua stagione d'oro. Manca insomma l'essenza del loro sound, mentre è ben presente tutto quel resto che l'ha sempre limitata. Peggio di così non potrebbe andare.

Eppure, qualcosa di salvabile nel marasma alla fin fine c'è, e in tal senso giunge in assistenza la parte centrale del disco. Nulla di trascendentale, sia chiaro: la cavalcata “Wild Frontier” ai confini col pop, dove i synth ritrovano finalmente lo smalto d'un tempo; la doppietta strumentale da soundtrack per kolossal di “Beyond The Deathray” e “Invisible Sun”; il jungle-hop senza pretese ma divertente di “Roadblox”. Insomma, poca roba, quella più lontana dallo stereotipo di sé stesso che Howlett sembra qui voler ricalcare a puntino (vedasi in tal senso il finale di "Wall Of Death", il festival dell'ovvio già dal nome, senza vergogna). Roba che costituisce oggi, apparentemente, l'unico insieme di basi su cui prospettare un futuro degno di essere tale.

Serve una reinvenzione, forse, in stile ultimi Chemical Brothers? Forse no, magari non è così e questo "The Day Is My Enemy" sarà solo un passaggio a vuoto. Non sarebbe nemmeno la prima volta. Però in tal caso urge un riscatto, una dimostrazione di forza, se ancora ce n'è. Da queste parti, francamente, stavolta pare una prospettiva un tantino utopica.

(11/04/2015)

  • Tracklist
  1. The Day Is My Enemy
  2. Nasty
  3. Rebel Radio
  4. Ibiza (feat. Sleaford Mods)
  5. Destroy
  6. Wild Frontier
  7. Rok-Weiler
  8. Beyond the Deathray
  9. Rhythm Bomb (feat. Flux Pavilion)
  10. Roadblox
  11. Get Your Fight On
  12. Medicine
  13. Invisible Sun
  14. Wall Of Death




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