Protomartyr

The Agent Intellect

2015 (Hardly Art) | post-punk, art-punk, noise-rock

Dopo i ruvidi paesaggi garage-punk di “No Passion All Technique” e le istantanee post-punk & noise di “Under Color Of Official Right”, con “The Agent Intellect” i Protomartyr cercano la strada della maturità, ridefinendo il loro sound intorno al concetto di “sintesi”.

In questi dodici brani, infatti, tutte le anima della band entrano in rotta di collisione, ma supportate da una tensione emotiva più scoperta. Alla base di tutto, del resto, ci sono questioni affettive, legate alla morte di entrambi i genitori del leader Joe Casey. Ecco, dunque, che i toni si fanno spesso più riflessivi, mentre la musica tende a prosciugare le tensioni e gli spigoli, spesso trasformandosi in poderosa evocazione in forma di ritmiche e riff circolari, di linee vocali uniformi e liriche che sfiorano i limiti dell’anima.
L’ipnosi Joy Division e la tensione sotto pelle, con finale squillante, del singolo “Why Does It Shake?” avevano, quindi, il valore di un preavviso. Poi, a definire al meglio il quadro della situazione c’avrebbero pensato, con risultati alterni, la compattezza polemica di “Cowards Starve” (che, mentre rilascia fughe di elettrico fervore, ricolloca il sound su coordinate The Fall – le stesse della martellante “Boyce Or Boice” o della chiassosa “The Hermit”), una più spigolosa “Uncle Mother’s”, le tossine Mission Of Burma, innervate intorno a un ritornello serrato, di “I Forgive You” e i rigurgiti garagisti di "Dope Cloud".  

Con “Pontiak ‘87” ed “Ellen” si tocca, invece, ancora più da vicino il nervo scoperto dei drammi interiori di Casey. Mentre il primo è uno shuffle sonico che duella con la desolazione in un crescendo di rabbia sotterranea, il secondo, con la sua avvolgente cavalcata, immagina il padre del Nostro intento a parlare con la moglie sulla tomba di quest’ultima: “I will wait for Ellen/ I’ll pass the time/ With our memories for Ellen/ I took them on ahead/ I kept them safe for Ellen”, e sono brividi…
La dissolvenza onirica sfiorata a più riprese dalla bellissima “Clandestine Time” e la dissonante “Feast Of Stephen” completano il quadro di un disco che mantiene discretamente alte le quotazioni della band di Detroit.

(18/11/2015)

  • Tracklist
  1. The Devil in His Youth
  2. Cowards Starve
  3. I Forgive You
  4. Boyce or Boice
  5. Pontiac 87
  6. Uncle Mother's
  7. Dope Cloud
  8. The Hermit
  9. Clandestine Time
  10. Why Does It Shake?
  11. Ellen

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