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The Race For Space

2015 (Test Card) | electro, post-rock

La fascinazione per lo spazio non è certo un fenomeno che accenna a spegnersi: i recenti successi di kolossal cinematografici quali "Gravity" e "Interstellar" stanno lì a testimoniarlo.
Il duo londinese Public Service Broadcastng si inserisce ad arte in questo filone e nel secondo lavoro della propria discografia crea un concept sulla conquista dello spazio, concentrandosi sul periodo a cavallo fra il 1957 e il 1972, nel bel mezzo della contesa fra Usa e Urss.

J. Willgoose, Esq e Wrigglesworth cuciono campioni di materiale sonoro ripescato dagli archivi della televisione inglese sopra sonorità modernissime che spaziano dal vivace passo techno di “Sputnik” al super-funk di “Gagarin”, scelto come primo singolo. Un’idea che riporta alla mente l’ottimo lavoro svolto dai Boards Of Canada con la rielaborazione delle musiche tratte dai documentari naturalistici canadesi, e che spedisce i PSB fra i capisaldi di una nicchia retrofuturista in grado di disseminare nella contemporaneità album avanguardistici e illuminati.

“The Race For Space”, che si apre con una celebre dichiarazione d’intenti pronunciata dal presidente John Fitzgerald Kennedy (innestata su un coro dal sapore ecclesiastico), ha una doppia copertina, ciascuna dedicata a una delle due superpotenze impegnate nella conquista della Via Lattea.
L’album è fondamentalmente un lavoro di musica elettronica, ma a un ascolto attento non sfuggiranno le tante contaminazioni che vanno dagli intarsi acustici di “Valentina” (con l’ospitata del duo dream-folk Smoke Fairies e dedicata alla prima donna nello spazio), alle intensità post-rock che caratterizzano “The Other Side” e “Go!” (entrambe molto Mogwai), dalla cadenza funerea di “Fire In The Cockpit” (che ci riporta alla tragedia dell’Apollo 1, anno 1967, quando tre astronauti morirono durante il lancio di prova), alle atmosfericità di “Tomorrow”, sino alla voluttuosità degli ottoni e degli archi che abbelliscono la già citata “Gagarin”.

L’esperimento di unire un linguaggio documentaristico con un sound in grado di spaziare dalla moderna musica elettronica al post-rock e all’alternative pop, può dirsi riuscito per la seconda volta; la finalità didattica di educare al presente attingendo dal passato è senza dubbio meritevole, anche se certe soluzioni ripetute (i campioni spoken word innestati su basi strumentali) alla lunga rendono il lavoro un tantino monocorde.
Resta il fatto che i PSB si pongono oggi fra i più creativi musicisti in circolazione, al di fuori della mischia grazie alla forte caratterizzazione dei propri progetti. La curiosità ora è tanta, sia per quanto sapranno allestire nella dimensione live, sia per vedere quali saranno le prossime mosse che il duo studierà. L’imprevedibilità è sempre dannatamente intrigante.

(27/02/2015)

  • Tracklist
  1. The Race For Space
  2. Sputnik
  3. Gagarin
  4. Fire In The Cockpit
  5. E.V.A.
  6. The Other Side
  7. Valentina
  8. Go!
  9. Tomorrow
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