Sarah Blasko

Eternal Return

2015 (Emi) | synth-pop, songwriter

Potrebbe essere “tratto da una storia vera” il sottotitolo, e il retroscena arriva dalla stessa autrice.
Se il love album di Sarah Blasko è stato dettato da vicende personali recenti, le sue radici sono però ben più profonde e riportano alle sonorità con cui la trentanovenne di Sidney è cresciuta negli anni Ottanta, da Gary Numan a Diana Ross, da Tina Turner a Donna Summer, oltre a Springsteen, McCartney e i Talking Heads. Inevitabile per entrambe le ragioni che l’intonazione tenda al nostalgico, anche se, rispetto al cupo lindore del precedente “I Awake”, il clima sonoro apre ora al bello e l’intimismo inconfondibile dell’australiana rinuncia in partenza alle garbate soluzioni cameriste, per rinnovarsi con slanci più radiosi (e ambiziosi). Non è il solo cambiamento da portare a referto. Pianoforte, archi e strumenti a corda cedono il posto ai sintetizzatori analogici, i ritmi li scandisce la drum machine, e per una volta la cantante sceglie di farsi dare una mano anche a livello compositivo da un pugno di fidati collaboratori, su tutti quel Nick Wales con cui ha scritto, a inizio 2015, la colonna sonora della performance di danza “Emergence”.

Il tono di questo “Eternal Return” è confidenziale, stringate le liriche, diretto l’approccio. Pur sposando un assennato minimalismo, le linee melodiche delle tastiere sono avvolgenti e scongiurano algide suggestioni, anche per merito della voce calda e mai dozzinale di un’interprete che pare sottotono solo in “Beyond”, passaggio appena appena lezioso, risolto più con il mestiere che con la passione.
In linea di massima, il taglio vintage conferito ai brani rispolvera aneliti retrofuturisti vecchi trenta e più anni, con profitto evidente (“I Am Ready”). Ecco aprirsi così una nuova stimolante possibilità per il cantautorato della Blasko, un synth-pop dinamico e suonato a regola d’arte in vece del chamber-pop elegante che negli anni aveva iniziato a tradire un certo autocompiacimento. E’ il buon proposito che per Laura Burhenn aka The Mynabirds è rimasto sostanzialmente irrisolto, un easy listening adulto, umanista e non plastificato, lezione di classe impartita a nuove leve senz’anima come le Say Lou Lou ma pure a promesse mancate come Nedelle Torrisi.

Con carattere Sarah contrappunta i pastelli grigiastri della parte strumentale, aprendo sui refrain scorci luminosi e colmi di meraviglia, come una Frida Hyvönen dell’emisfero australe. Restano emblematiche, in tal senso, “Better With You” e la conclusiva, più austera, “Without”, abitata da un lirismo dolente che arriva a svelare inattese corrispondenze con Anna von Hausswolff. Peraltro, non vengono messe da parte né la fragilità né l’ironia, armi preziose nella dotazione dell’artista, che si traducono in leggerezza mirabile su nastro. Capita nella deliziosa “I’d Be Lost”, e ancor più nella frivola, delicatissima, “Maybe This Time”, un numero à-la Oh Land che approccia il registro fiabesco superando in scioltezza anche l’amica Sally Seltmann sul suo terreno d’elezione.
I colpi ad effetto che spesso e volentieri il genere contempla ci vengono risparmiati, perché alle forzature la Blasko preferisce la concretezza. Lo dimostra “Luxurious”: la stilizzazione è un accorgimento espressivo pienamente nelle corde dell’australiana, sempre più superba artigiana della canzone, indipendentemente dall’abito formale scelto.

Produce Burke Reid, già al lavoro quest’anno nell’apprezzato esordio su lunga distanza di Courtney Barnett, mentre gli arrangiamenti sono curati dall’ex-Midnight Oil Jim Moginie. Due scelte, evidentemente, indovinate. Se ancora ci fosse bisogno di una conferma, appare ormai incontestabile che delle tre Seeker Lover Keeper (supergruppo aussie condiviso con la già citata Seltmann e con Holly Throsby) l’elemento più brillante fosse proprio lei.

(20/12/2015)

  • Tracklist
  1. I Am Ready
  2. I Wanna Be Your Man
  3. Better With You
  4. I’d Be Lost
  5. Maybe This Time
  6. Beyond
  7. Luxurious
  8. Only One
  9. Say What You Want
  10. Without
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