Selecter

Subculture

2015 (Dmf) | ska

I festeggiamenti, con una lunga tournée in Inghilterra, dei 35 anni dell’esordio dei Selecter “Too Much Pressure” devono aver convinto Pauline Black che i tempi fossero maturi per un rientro discografico in gran stile, soprattutto dopo il consolidamento della formazione messa insieme cinque anni fa con l’aiuto dell’altro membro fondatore Arthur “Gaps” Hendrickson.
Con la produzione di Neil Pyzer e Prince Fatty al banco del mixer, “Subculture” recupera senza troppi problemi il gap temporale, con sonorità comunque fresche e corroboranti che sono perfettamente funzionali all’effetto volutamente deja-vu.

La multirazzialità della band e il velato impegno politico restano le primarie coordinate dei Selecter, che vanno avanti saldamente ancorati al loro passato, quasi come se una bolla temporale avesse congelato le loro attitudini culturali, e non è un caso che il trattamento di rilettura in chiave reggae-rock sia destinato a “Because The Night” di Patti Smith.
Pauline Black conserva le sue notevoli qualità vocali con accenti jazz più marcati ed evidenti, e la band passa agilmente dal dub allo ska, senza aggiungere molto a quanto già esplorato negli anni della contaminazione tra musica giamaicana e pop inglese.

“Box Fresh”, “It Never Worked Out” sono perfette riproduzioni delle canzoni più nobili e interessanti del loro passato, e l’eccellente “Breakdown” riesce a riproporre anche quei contenuti sociali che tanto stimolavano l’interesse per la band in quegli anni, sottolineando in modo leggermente amaro che forse non è cambiato molto, se il razzismo e la violenza delle forze di polizia sulle minoranze etniche sono ancora all’ordine del giorno.

Tra citazioni (“Walk The Walk”) e inevitabili cadute di tensione (“Stone Cold Sober”) Pauline Black e i suoi nuovi Selecter mettono insieme una decente rappresentazione sonora di quella rivoluzione ska e reggae, che sconvolse gli anni di transizione dal punk alla new wave.
Qualche ingenuità sonora e ideologica (“Babble On” su religione e terrorismo) e un accenno di modernità (“Hit The Ground Running”) completano il quadro sonoro di “Subculture”, che spesso evoca le pulsioni del catalogo pop-reggae della Trojan, ma soprattutto sottolinea che l’affaire Selecter era uno dei meno stimolanti e creativi di quella stagione musicale, infatti il disastro di “Celebrate The Bullett” e tutti i tentativi susseguenti si sono sempre rivelati superflui, e anche se 35 anni dopo, tutto suona più piacevole e accattivante per l’inevitabile effetto nostalgia, va sottolineato che nonostante le indiscutibili qualità della leader, la band dei Selecter non ha mai avuto una reale consistenza, e questo pur piacevole rientro ne è la conferma.

(21/07/2015)



  • Tracklist
  1. Box Fresh
  2. It Never Worked Out
  3. Open Goal
  4. Breakdown
  5. Karma
  6. See Them A Come
  7. Because The Night
  8. Stone Cold Sober
  9. Walk The Walk
  10. Babble On
  11. Hit The Ground Running
  12. Still I Rise


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