Dirk Serries & John Dikeman

Cult Exposure

2015 (Tonefloat: A New Wave Of Jazz) | avant-jazz, free-jazz

Fibrillazione. Non c'è parola migliore per descrivere la fase che la creatività di Dirk Serries sta attraversando. Difficile prevedere quanto un simile brulicare di idee ed energie possa durare, ma basta fare un tot di nomi o dare uno sguardo alla sua discografia tra l'anno scorso e l'inizio di quest'anno per farsi un'idea. A New Wave Of Jazz, l'emblematica porzione di catalogo che Tonefloat ha scelto di regalare al belga, ha prodotto la bellezza di sette esemplari in meno di un anno di vita. Sette momenti di quella che ha l'aria di essere davvero una Seconda Rivoluzione post-jazz, dopo la prima firmata Ecm avviata una trentina d'anni fa.

Il nuovo capitolo della saga vede Serries intrecciare la sua strada con il sassofonista John Dikeman, statunitense trapiantato in quel di Amsterdam, girovago per scelta e nomade per vocazione artistica, già con lui durante alcuni dei concerti al fianco di Teun Verbuggen l'anno scorso. Uno che viene dall'universo free-jazz più classico, cresciuto a pane e Pharoah Sanders, ammiratore neanche troppo silenzioso di Evan Parker. Una scelta curiosa, decisamente più “conservatrice” rispetto alla direzione sonora fresca e inedita costruita insieme ai vari Kristofer Lo, Tomas Järmyr e al già citato Verbuggen, quasi in controtendenza con il nuovo sound elaborato dal marchio Anwoj.

E il risultato, anche solo per l'appartenenza alla collana, non può non essere giudicato in relazione alla sequela di meraviglie che Serries ci ha regalato negli ultimi anni. E “Cult Exposure” è, per la prima volta, un disco che non sconvolge. Un lavoro che può essere interpretato, con due letture differenti, come il tentativo di conciliare il sound della (autodefinita) nu-wave con il free-jazz classico, o come il frutto della volontà di piegare quest'ultimo all'estetica della prima. Ecco dunque il sassofono duettare non più con il contrabbasso, ma con le distorsioni della chitarra, “ridotte” a mero elemento per un telaio di basse frequenze su cui s'incastrano a fatica le trame atonali e convulse di Dikeman.

Non mancano certo momenti di indubbio fascino, sparpagliati nella seconda metà del lavoro, come nel quarto d'ora di “Whisper Edge”, dove i droni e le screziature noir di Serries fanno da contrappunto al lamento rassegnato di Dikeman. Si genera qui quell'alchimia che manca invece nella prima delle due “Monolith Song”, in cui le scorribande dal forte impatto fisico del sax tendono a monopolizzare il soundscape. La scena si ripete in maniera più caotica nella title track, dove Serries rialza la testa, messo a dura prova dalle frastornanti incursioni dell'incontrollabile Dikeman. È piuttosto nell'odissea di “The Monolith Song II” che la chitarra pareggia finalmente i conti, in una nuova apocalisse dei sensi che rappresenta anche il vertice dell'intero lavoro.

Indubbiamente il più ostico, a livello puramente uditivo, tra i frutti della New Wave Of Jazz, eppure, a conti fatti, il più “classico”. Il cuore pulsante di questa rivoluzione post-jazz, però, è altrove.

(01/03/2015)

  • Tracklist
  1. The Monolith Song I
  2. Cult Exposure
  3. Whisper Edge
  4. The Monolith Song II
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